18 partite raccontano abbastanza: una squadra totalmente incompleta e mal costruita che ha vissuto di adattamenti più che di scelte, di soluzioni temporanee più che di certezze strutturali.
La Samp non è il disastro che a tratti abbiamo dipinto (anche se ci va vicino) ma nemmeno una squadra semplicemente sfortunata. I numeri aiutano a togliere il rumore di fondo. E se letti insieme al contesto tattico – un po’ 3-5-2 e un po’ 3-4-2-1, Henderson playmaker per necessità, Abildgaard difensore centrale per emergenza, Coda unico centravanti di ruolo per tutto il campionato – permettono finalmente di capire perché la Sampdoria è salva per un soffio e cosa le manca davvero.
La mega analisi per capire di cosa c’è bisogno, dove, e perché. Reparto per reparto, ruolo per ruolo. Con i dati. Che non dicono tutto, ma dicono tanto.
Difesa: tra emergenza e gerarchie mai definite
La difesa è stata il reparto più manipolato, ruotato e rimaneggiato della Sampdoria. 6 interpreti utilizzati, ruoli scambiati, centrali che fanno i braccetti, centrocampisti trasformati in difensori. Tutto questo, inevitabilmente, ha avuto un costo. Dal punto di vista della costruzione dal basso, la Samp vive una contraddizione. Da un lato c’è Venuti, che prima dell’infortunio era uno dei migliori braccetti della Serie B per conduzioni progressive e passaggi in avanti. Non un dettaglio: Venuti è stato un’intuizione di Gregucci e Foti. Dall’altro lato, però, il resto del reparto produce pochissimo palla al piede. Ferrari, Riccio, Vulikic e Hadzikadunic sono tutti sotto soglia nelle conduzioni. Questo significa una cosa molto semplice: senza Venuti, la Samp risale il campo solo passando dal centro, caricando di responsabilità un centrocampo già fragile.


In fase difensiva, però, emergono gerarchie chiare. Hadzikadunic è l’unico difensore realmente affidabile in ogni contesto: vince duelli, legge le situazioni, raramente va in affanno. Non è appariscente, ma è solido. È il tipo di difensore su cui puoi costruire una linea. Abildgaard (solo 5 partite da difensore centrale in carriera prima di quest’anno), adattato centrale, è stata una soluzione di emergenza che ha funzionato meglio del previsto. Le intercettazioni (top 5 in tutta la B) raccontano di un giocatore intelligente, capace di leggere bene, poco di rincorrere. Non è un difensore puro, ma è un centrale funzionale, soprattutto in una squadra che difende spesso a blocco medio.


Il problema arriva con le alternative. Ferrari, Riccio e Vulikic soffrono proprio dove una difesa a tre non può permetterselo: nei duelli aerei e nelle intercettazioni. Tradotto: in area e nelle transizioni.
In poche parole Hadzikadunic e Abildgaard intoccabili, ma c’è il problema della sovrapposizione del ruolo: entrambi hanno giocato meglio al centro della difesa. Andrà valutato attentamente se Abildgaard è a tutti gli effetti ormai un difensore centrale (e di conseguenza Hadzikadunic un braccetto) oppure può ritornare a centrocampo. Perso Venuti, tutte le alternative sono di basso o bassissimo livello: Riccio, Ferrari e Vulikic. Cosa serve: forse nessun altro adattamento. Serve almeno un altro centrale dominante nei duelli e un braccetto che sappia accompagnare l’azione, quindi due difensori, anche se rienterà Altare. E soprattutto serve smettere di cambiare ruoli ogni settimana.
Esterni: il buco nero della squadra, Depaoli da incubo
Se c’è un reparto che spiega meglio di tutti le difficoltà offensive della Sampdoria, sono gli esterni. I numeri sono brutali: nessun esterno blucerchiato raggiunge la sufficienza nelle conduzioni progressive. Questo significa che la Samp non risale il campo sulle fasce. Mai. Né a destra, né a sinistra. Venuti (che impatta poco sulla statistica visto che è stato impiegato poco da esterno) e Ioannou si salvano parzialmente nei passaggi progressivi, ma si tratta spesso di una progressione statica: appoggi, passaggi laterali, non strappi. Depaoli è semplicemente fuori scala, negativo in ogni parametro analizzato.


La produzione offensiva è minima: pochi cross, pochi passaggi chiave, xAG bassissimi. Non è solo un problema di qualità individuale, ma di impatto reale sul gioco. Gli esterni della Samp non spostano mai l’equilibrio delle partite.

La Samp non ha nemmeno un esterno dominante, non progredisce mai palla al piede sulle corsie laterali e da qui non si produce quasi nulla. Ioannou è appena sufficiente, Venuti non c’è più e Giordano si è dimostrato un’alternativa di bassissimo livello. Depaoli è gravemente insufficiente per non dire che i suoi numeri sono da Serie C. Cosa serve: in un mondo ideale, due esterni titolari veri, di cui uno capace di portare palla e creare superiorità e uno affidabile nell’associazione. Senza questo, qualsiasi sistema a tre è destinato a soffrire. Auguriamoci che almeno un esterno di buon livello arrivi per compensare o le mancanze di Depaoli o quelle di Ioannou, a seconda della zona dove si interverrà.
Playmaker: in B ce l’hanno tutti, la Samp no (e si è visto)
Henderson ha fatto quello che poteva, perché il valore assoluto del calciatore è abbastanza alto per la categoria. I numeri sui key passes e sulle SCA (azioni pericolose) dicono che ha contribuito e non poco. Ma il dato sui passaggi riusciti (69,6%) racconta la verità: Henderson non è un playmaker e non ha qualità quando è fermo con la palla nei piedi e deve pensare. È una mezzala adattata. Intelligente, disponibile, generosa. Ma tutto fuorché un regista. Ricci ha mostrato qualità verticali importanti, tanto da essere un top in alcuni parametri, ma non ha mai dato continuità fisica. Ferri non l’abbiamo mai visto e Bellemo, semplicemente, non ha inciso.



Henderson è stato molto utile, ma quasi sempre fuori ruolo e bisogna tornare a farlo diventare la mezzala duttile e intuitiva che sempre è stato. Ricci ha numeri interessanti, ma fisicamente è fragile e non può garantire continuità. Cosa serve: semplicemente un playmaker vero. Non un lusso, non un vezzo tattico: una necessità strutturale.
Mezzali: non un grave problema, ma manca fantasia
Conti e Barák (nonostante tutto) sono due certezze fisiche e dinamiche. Portano palla, rompono linee, danno ritmo. Henderson uguale con i passaggi chiave, di cui parlavamo sopra. Ma nessuna mezzala della Samp riesce a far avanzare la squadra con i passaggi. Questo spiega perché la Samp arrivi senza continuità negli ultimi 30 metri senza continuità: se ci arriva, poi, difficilmente costruisce.


Le mezzali della Samp hanno un’ottima progressione palla al piede, ma la squadra non sale mai con i passaggi: la rifinitura è limitata, aggiunta al problema di esterni che non si associano e non danno nulla in più e alla mancanza di un vero playmaker. Cosa serve: in un mondo ideale, una mezzala con qualità di passaggio in grado di legare i reparti. Ma non è una priorità, guardando i dati, basterebbe che Conti migliorasse su quel parametro (e per caratteristiche lo può fare) o che Barák tornasse anche solo all’80%. E probabilmente è finito il tempo di Bellemo e Benedetti: assieme a Depaoli, sono tra i peggiori giocatori della Sampdoria leggendo i numeri.

Trequarti: Pafundi e basta (a tratti)
Pafundi, nonostante le critiche e gli alti e bassi, è comunque uno dei migliori creatori del campionato, ma produce meno di quanto potrebbe perché riceve lontano dalla porta e senza struttura intorno. Il vero problema è, ad oggi, Cherubini: fuori ruolo o dentro il suo ruolo, il numero 10 non ha mai svolto una prova convincente che ci abbia fatto esclamare. Ha fatto giusto il minimo sindacale per quanto riguarda la creazione di azioni pericolose, ma è ben al di sotto delle sue potenzialità per quanto riguarda passaggi illuminanti verso l’attacco. Forse la Sampdoria di oggi non è il contesto tattico più adeguato ad un calciatore verticale come lui, seppur con estro. A fine 2025, Cherubini è più un problema per la Sampdoria che altro, e probabilmente anche lui lo pensa.


Serve qualcosa? Mistero. Con il 3-5-2, Gregucci e Foti stanno facendo fatica a inserire Cherubini e Pafundi con un vestito tattico che si addica alle loro caratteristiche. Pafundi è certamente più indicato a giocare come trequartista centrale dietro due punte in un eventuale 3-4-1-2 o come sottopunta di Coda in un 3-5-1-1, dunque probabilmente è difficile rinunciare a un calciatore con dei numeri del genere in ambito creatività. Vedremo: come quello di Abildgaard, anche questo è un bel dilemma tattico che lo staff dovrà sciogliere.
Attacco: salvate il soldato Coda
C’è poco da analizzare davanti. Basta vedere i tiri in porta per 90 minuti e xG senza rigori per 90 minuti. La Samp ha solo Coda come centravanti (8 gol in campionato), che sta assolutamente rendendo più dell’anno scorso seppur con un anno in più sulle spalle. Non ha mai avuto un vice né una spalla, il solo aiuto che ha avuto è Çuni che si è rivelato un giocatore non dedito ad attaccare l’area né a far gol. Pafundi e Cherubini l’hanno aiutato poco e quasi mai entrambi insieme nella stessa partita, anche perché da centrocampo arriva poco e niente e spesso sono loro due a doversi allontanare da Coda per ricevere.


Serve qualcosa? Inutile dirlo: un centravanti, magari anche due, visto che Çuni tutto è fuorché un’alternativa all’altezza. Di movimento, di aiuto, di fisico, ma qualcuno che aiuti Coda e lo faccia rifiatare. Un’alternativa vera, o un nome grosso da affiancargli quando Foti e Gregucci troveranno la formazione tipo per il loro 3-5-2. Perché la direzione sembra questa. E Coda ha segnato 8 gol così, figuriamoci con un playmaker dietro le spalle e magari un altro attaccante vicino. La Sampdoria risolverebbe quasi tutti i suoi problemi anche trascurandone altri, come quelli della poca chiarezza in difesa e dell’agghiacciante pochezza sugli esterni.
Serve una rivoluzione, o si soffrirà ancora
L’abbiamo raccontato analizzando attentamente ogni dato disponibile e confrontandolo con i top della B, per capire non cosa serva per raggiungere quel livello lì, ma per impostare la soglia della sufficienza: quella che molti nostri calciatori non hanno raggiunto. E non abbiamo parlato del portiere, primo perché non è una priorità in questo momento: se i problemi della Sampdoria sono 10, Ghidotti è l’undicesimo, anche se forse gli servirebbe un secondo più affidabile di Coucke; secondo perché i portieri in Serie B non fanno la differenza e se la fanno, non portano punti significativi in più. A far progredire la squadra è la compatezza del modulo, una formazione continuativa con interpreti solidi e intoccabili, e un’organizzazione di squadra ben lontana da quanto la Sampdoria ha mostrato quest’anno.
Possiamo dunque tirare le somme:
🟢 Promossi e da trattenere (calciatori su cui costruire la squadra, da tenere o attendere nel 2026): Ghidotti, Altare, Hadzikadunic, Venuti, Ricci, Henderson, Abildgaard, Conti, Barák, Coda, Pafundi;
🟡 Da valutare (calciatori che hanno deluso per collocazione tattica e condizioni fisiche): Ferrari, Giordano, Ioannou, Cherubini, Pedrola, Çuni;
🔴 Bocciati, perché fuori dal progetto o completamente insufficienti, per cui andrebbero valutate tutte le offerte in arrivo: Coucke, Coubis, Riccio, Vulikic, Depaoli, Bellemo, Benedetti, Ferri, Narro;
Esclusi dai nomi il terzo portiere Ravaglia, Romagnoli e Girelli (fuori lista), Malagrida e i giovani Krastev, Diop, Malanca e Casalino.






