Non esistono parole conosciute per comunicare il vile atto perpetrato nei confronti dei Sampdoriani nella giornata del 29 maggio 2026. Dopo l’indegno demansionamento di Attilio Lombardo, ecco che arriva l’allontanamento di Andrea Mancini e Giovanni Invernizzi. Fuori chi ha salvato la Sampdoria sul campo e con le idee, ancora dentro chi ha tentato in tutti i modi di distruggerla. E forse ci riuscirà.


Speravamo che alla fine questa gente irrintracciabile, priva di ogni decoro sportivo e sempre pronta a ingannare e infangare la Sampdoria, potesse almeno salvare la faccia facendo una cosa semplice: mantenere almeno uno degli artefici della salvezza della Sampdoria sul campo. Perché di questo si è trattato: Attilio Lombardo ed Andrea Mancini hanno letteralmente tolto la Sampdoria dalla Serie C e l’hanno salvata sul campo, facendole sfiorare i playoff. Non si parla di Sampdorianità, come già detto più volte in questo spazio, si parla soprattutto di competenza e meritocrazia. La vile mossa di Jesper Fredberg, imbeccato dall’oscuro e sfuggente Nathan Walker, è stata fatta. In maniera subdola, vigliacca, vergognosamente sporca. Sì, perché se su Lombardo reggeva la scusa del farlo rientrare nel ruolo di collaboratore tecnico – una follia, un fatto impensabile se si osserva la media punti di Attilio e il rendimento della Sampdoria sotto la sua guida – su Andrea Mancini non esiste nessun alibi: è un bieco e vomitevole disegno composto a tavolino per allontanare la Sampdoria dai Sampdoriani. Per allontanare la Sampdoria dalla sua gente. Per scollarci dalla nostra bandiera, la nostra vita, i nostri valori, la nostra pelle.

Ciò che questa gente non ha capito, e non capirà mai, è che l’effetto che otterranno sarà esattamente l’opposto: guerra ad oltranza. Da dentro. A parte qualche centinaio di depensanti che avranno in mente la diserzione come unica via di uscita (vien da ridere). Non hanno visto le immagini di quei giorni di 3 anni fa, dove siamo stati capaci di cambiare la storia. Dove vi abbiamo messo in mano il cuore e voi l’avete fatto a pezzi, usandolo a vostro piacimento, fino a distruggerlo. La sensazione è che i Sampdoriani stiano aspettando un segnale, anche piccolo, per scatenare tutto l’amore possibile sottoforma di protesta contro chi continua a lordare e infangare una storia gloriosa che il 12 agosto compirà 80 anni. Ed è ributtante, stomachevole, sapere che festeggeremo 80 anni di storia rappresentati da questa gente. Prompter: questo siete. Strumenti designati per aiutare gli utenti a generare migliori risultati con l’IA. Del resto ci sapete fare con le nuove tecnologie, no? Joseph Tey, colui che possiede la Sampdoria e di cui non abbiamo mai sentito la voce, usa l’IA per fare comunicati, dare risposte via mail al Secolo XIX e a testate a suo piacimento. Nathan Walker, personaggio da sala scommesse che non ha cariche ufficiali in Sampdoria eppure decide tutto con in mano il portafogli singaporiano, probabilmente usa l’IA per farsi aiutare a muovere denaro. E poi Jesper Fredberg, il peggiore di tutti. L’unico per cui non esiste un sospetto di amoralità legale. L’unico che ha un viso rassicurante: biondo, bello, con gli occhi azzurri, fluente in inglese. Colui che usa l’IA per scegliere i giocatori (e per parlare anche, visto che sembra un robot quando lo fa), ma soprattutto colui che si è venduto l’anima al diavolo. Proprio così: Fredberg parla di calcio, di progetti, di futuro, di sostenibilità, ma ha scelto di collaborare e di essere complice di personaggi che non c’entrano nulla né con il pallone né con la progettualità.

Fredberg ha costruito questa scenetta dell’accordo con Mancini, dandola in pasto ai giornali, quando sapeva benissimo cosa avrebbe scelto. Jesper Fredberg fa, disfa, parla, ma non gli viene mai in mente di essere completamente inadeguato. E sa benissimo di esserlo: ma la dignità conta meno del lauto emolumento che gli viene erogato a fine mese. Uno stipendio a cinque zeri (quasi 6) per produrre: Donati, Coubis, Ferri, Coucke, Narro, Çuni e tre amici cui ha garantito uno stipendio, ovvero il capo scouting senza sottoposti (il primo capo non-capo, non essendoci nessuno sotto di lui), il data analyst belga e il vice-allenatore Thomassen, l’unico vice-allenatore a essere confermato per la stagione successiva, qualsiasi sarà il primo allenatore. Samuel Cárdenas, Head of Scouting, è stato liquidato anche lui dopo un anno di bonifici che rasentano la beneficenza; Gauthier Vanderloock è ancora lì; Thomassen idem, del resto uno che parla danese nello staff è comodo: a Bruxelles è conosciuta la Fredberg Procedure con la quale si inserivano molti danesi in squadra e staff per orientare le decisioni di campo, vero Jesper?

Esistevano ragioni per allontanare Andrea Mancini? No. Non un acquisto sbagliato a gennaio, spendendo solo due milioni di euro (Fredberg ne ha spesi 300.000 per Narro). La saggia scelta di affidarsi a Lombardo in un momento di difficoltà dopo essersi reso conto della folle decisione di affidarsi a Salvatore Foti. Andrea sapeva che l’unico che ce l’avrebbe potuta fare era Attilio. E qual è la cosa più comica? Che Fredberg – per iscritto, non sia mai che ci spieghi da uomo, in faccia, le ragioni di questo alto tradimento deciso a tavolino – l’ha liquidato dicendo che ha svolto un ruolo importante all’interno del settore sportivo, che non ci si può permettere di perdere tempo e che bisogna alzare l’asticella. Non è uno scherzo, l’ha fatto davvero scrivere su un comunicato ufficiale. Fredberg, ma se ha svolto un lavoro importante, perché ti dà così fastidio? Perché il tuo capo Nathan Walker, tra una partita dell’Everton e una vacanza a Dubai o alle Maldive, non ci spiega qual è la ragione dietro a questa scelta? Fredberg, ma il tempo chi l’ha perso a luglio e agosto prendendo Donati e inserendo in rosa calciatori dalle infime qualità tecniche? Tu o Mancini? In che mondo passare da Narro, Coucke e Çuni a Pierini, Martinelli e Brunori non può essere considerato alzare l’asticella? Jesper, è finito il tempo delle prese per il culo con il tuo splendido sorriso e la tua camicia ben stirata: sei tu che devi fare le valigie.

L’infamata finale è dedicata a Giovanni Invernizzi: 30 anni di Sampdoria. Senza battere ciglio. Fondamentale nello Scudetto blucerchiato, leggenda del club da giocatore, brillante guida umana e tecnica delle giovanili ed eccellente responsabile Academy: sotto la sua guida (ma la comica e ributtante compagnia dano-singa-mannese non lo sa), come allenatore e direttore, sono cresciuti o stati acquistati giocatori come Puggioni, Stendardo, Cacciatore, Falcone, Calò, Ivan, Vrioni, Di Nardo, Obert, Giordano, Trimboli, Prelec, Pompetti, Saio, Bonfanti, Villa, Mane, Yepes, Paoletti, Conti, Tantalocchi e Alesi. Qualche nome per aiutare Fredberg a orientarsi nell’universo Sampdoria: un mondo di cui non ha capito nulla, una famiglia che ha scelto deliberatamente di distruggere e smembrare pezzo per pezzo dall’interno su ordine dei suoi oscuri datori di lavoro. Quello che non si potrà più recuperare, al di là della qualità dei ragazzi cresciuti con Invernizzi (di cui almeno 5 sono stati importanti giocatori della prima squadra della Sampdoria in anni senza soldi e senza progetto sportivo), sarà l’insegnamento che figure del genere possono dare: Gianni in 30 anni di Sampdoria ha sempre e solo agito cercando di comunicare ai ragazzi cosa è la Sampdoria. Lo stesso che ha sempre fatto Andrea Mancini. Due che la maglia blucerchiata davvero ce l’hanno tatuata sotto la camicia, e non sono frasi fatte. Per Andrea la Sampdoria è il Real Madrid: l’ha detto pubblicamente. Per Gianni la Sampdoria è stata amore e vita. Per Fredberg, Tey e Walker, la Sampdoria è un veicolo per alimentare sconosciuti interessi lontanissimi dal calcio. Ecco cosa è la Sampdoria oggi: un veicolo. Non resta che il nome, la maglia, la storia, i trofei. Ma la Sampdoria non è più la Sampdoria. Prima ne prendiamo atto, prima ci rendiamo conto che bisogna riprendersela con qualsiasi arma a nostra disposizione.

Non è più la Sampdoria dei nostri padri, non è nemmeno più la Sampdoria di quando eravamo ragazzi, non è più la Sampdoria di anche solo 5-6 anni fa. È un’altra cosa: è una donna che indossa il vestito della Sampdoria, che ne dissimula il portamento e l’eleganza, ma che dentro è ricolma di boria, volgarità, ipocrisia e doppiezza. Tutto quello che la Sampdoria non è. Ecco perché i Sampdoriani devono rendersi conto al più presto che quello che ci è stato fatto è a tutti gli effetti considerabile un affronto. Nel vero senso della parola. Hanno messo a dura prova la nostra pazienza in questi 3 anni dal punto di vista sportivo, hanno umiliato la Sampdoria sui campi più infimi del Paese, ora ci hanno tradito anche umanamente. E quando si tradiscono i Sampdoriani, è difficile venirne fuori. E adesso è un discorso di principio: è irrispettoso dire di aspettare per vedere chi prenderanno. No, basta. È impossibile che questa gente ci possa portare in Serie A con i loro astrusi piani e la loro sfacciataggine mascherata da progettualità. È finito l’ultimo briciolo di credibilità, se ancora ne esisteva. Questa gente con la Sampdoria non ha più nulla a che spartire.

Non ci deve importare che ci hanno messo dei soldi.
Non ci deve importare che ci hanno promesso la Serie A.
Non ci deve importare che ci hanno raccontato che hanno un piano.
La Sampdoria è la nostra ragione di vivere: è un inferno che ti coccola e ti porta in paradiso anche nei giorni più bui. Così dev’essere.
Duri, compatti, pronti a fare la nostra parte al primo segnale.
Le promesse diventano sempre bugie.

I Sampdoriani si ricordano di tutto. Aspettano sulla riva, poi vincono sempre.
Lasciamo a chi non ha voglia di lottare i discorsi sul non abbonarsi e il non andare allo stadio, cioè la protesta più idiota che possa esserci: non esiste che si rinunci alla Sampdoria perché qualcuno ha deciso di fare come gli pare. La Sampdoria è nostra e nostra deve rimanere. E mostrar loro la nostra grandezza non farà che, piano piano, portarli nell’oblio da cui sono usciti.

I Sampdoriani sono stati ancora una volta traditi, offesi, vigliaccamente pugnalati alle spalle. Nella speranza, probabilmente inutile, di qualcosa di grosso a livello di decisioni sportive, i Sampdoriani aspettano. E quando si armeranno, non potrete più sottrarvi alle vostre responsabilità. Non ci saranno più proclami sul Secolo in stile Corea del Nord, non ci saranno più sorrisi in conferenza stampa, non ci saranno più false promesse davanti alla sede: ci sarete voi contro di Noi. E lo scontro è perso in partenza.

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