Non nuovo alle operazioni con l’Italia e la Serie B: a 24 anni era già DS in seconda serie portoghese, al Fortuna Sittard è stato l’unico straniero di tutto il campionato a ricoprire questa carica. Abile in situazioni finanziarie critiche, riciclatore di talenti inesplosi: lo scetticismo è tanto, il contesto è il più importante di tutta la sua carriera. Alla scoperta di Américo Jorge dos Santos Branco.
Le trattative: un affare di famiglia
35 anni: l’età in cui un calciatore smette di giocare e forse comincia la carriera dirigenziale o da allenatore. Ma per molti è ancora presto, di solito si smette intorno ai 37-38. Américo Branco invece ha già 10 anni di esperienza alle spalle come direttore sportivo, direttore tecnico e capo scouting. Cresciuto a pane e calcio, in famiglia ha sempre assistito a telefonate con agenti e nel mercato ci è praticamente cresciuto: fino ai 16-17 anni ha giocato a calcio e poi si è reso conto che non era sul campo che avrebbe potuto dare il meglio. In testa aveva un’idea e, senza dubbio, suo papà e suo fratello hanno influito abbastanza nella sua scelta di vita.
Il papà infatti, anch’egli di nome Américo, è stato dal 1997 al 2000 il presidente e il proprietario del Leixões, club portoghese della città di Matosinhos; il fratello Mário Branco, invece, 15 anni più vecchio (classe 1975, il giovane Américo è del 1990) è da ormai quasi vent’anni scout e dirigente: è stato osservatore al Pontevedra in Spagna, poi in Polonia al Wisla Cracovia e allo Zaglebie Lubin e ha concluso la sua carriera da scout alla Steaua Bucarest in Romania prima di cominciare quella di direttore sportivo. Parte prima dal Leixões, club molto vicino alla famiglia, e poi comincia l’ascesa: Astra Ploiesti in Romania, Estoril di nuovo in patria, poi Hajduk Spalato, PAOK Salonicco, ancora in Portogallo con il Famalicão e il grande passo al Fenerbahçe in Turchia insieme a José Mourinho, con cui lavorerà anche a Lisbona. Oggi è direttore sportivo del Benfica, il club più decorato di Portogallo: il sogno di una vita, realizzato. Per Américo Branco non è stato dunque difficile capire cosa voleva fare. Tra l’altro, prima di cominciare la carriera da direttore, ha lavorato anche assieme al procuratore Bruno Carvalho nell’agenzia Team of Future che oggi gestisce più di 60 tra calciatori e allenatori, quasi tutti portoghesi.
Da Olhão a Tondela: l’esperienza portoghese
La carriera da direttore sportivo di Branco comincia a soli 24 anni all’Olhanense, club all’epoca in seconda divisione che arrivava da una retrocessione e un cambio proprietà. La cordata che deteneva il club era rappresentata da Igor Campedelli, ex presidente del Cesena che era anche il direttore generale della Società. Branco aveva un mandato chiaro: provare a salire in Primeira Liga prendendo in prestito o a titolo definitivo giovani o esuberi prevalentemente dalla A e B italiana. Questo era l’obiettivo della proprietà per la quale in 3 anni farà tante operazioni di mercato con Atalanta, Empoli, Novara, Parma, Vicenza, Mantova, Spezia, Roma e anche la Sampdoria, da cui Branco prelevò in prestito ben 4 ragazzi della Primavera per l’Olhanense: Andrea Magrassi, Andrés Ponce, Sori Mané e Stanley Amuzie. La promozione non arriverà: il miglior posizionamento dell’Olhanense sarà un settimo posto nel 2015-16, ma era comunque un’impresa difficile visto che all’epoca salivano solo le prime due della classifica. E a guidare la squadra durante quell’annata era Cristiano Bacci, ex allenatore dell’Entella, specialista del campionato portoghese, storico vice di Razvan Lucescu (figlio di Mircea) e vice anche di Cioffi all’Udinese nel 2023. Nel gennaio 2017 le strade tra l’Olhanense e Branco si separarono con il club in piena crisi: ultimo posto, retrocessione in terza serie a fine anno e tracollo sportivo e societario. Oggi è in quinta divisione.
Il salto successivo avviene proprio nel luglio 2017, quando Branco assume la direzione sportiva dell’Académica de Coimbra, all’epoca sempre in seconda serie portoghese. Livello un po’ più alto: piazza più calda, tifoseria un po’ più pretenziosa, politica interna più complessa. Quattro anni di incarico per Branco con più risorse a disposizione e infatti, la squadra sfiora due volte la promozione: nel 2018, a soli 3 punti dal secondo posto; e nel 2021, di nuovo a 3 punti dal terzo posto che valeva il playoff promozione con la terzultima di Primeira: quello fu un rammarico enorme perché a spuntarla fu l’Arouca che era proprio in seconda divisione a poche distanze dall’Académica. Branco a Coimbra fa quello che è considerabile il suo primo grande colpo nel calcio: Chiquinho. Funambolico trequartista portoghese, lo prende dalla Lokomotiva Zagabria per 150.000€ dove aveva collezionato solo 6 presenze e diventa il miglior giocatore della squadra: 9 gol e 6 assist. Se ne accorge il Benfica, che lo acquista per quasi un milione e lo gira al Moreirense con recompra, in Primeira. Chiquinho a Moreira fa così bene che il Benfica già dopo un anno esercita la recompra di più di 5 milioni per riaverlo: collezionerà più di 120 presenze con il club più titolato di Portogallo, vincerà un campionato, due Supercoppe e anche una Conference League con l’Olympiakos, club dove milita ora.
Il lavoro di Branco all’Académica è stato valutato benissimo dai tifosi e dalla stampa, ed ecco che arriva finalmente l’occasione in Primeira, al Tondela: club che si apprestava a vivere la settima stagione consecutiva in massima serie. Branco prendeva il posto di Luís Agostinho, amatissimo dirigente che fu protagonista di quel Tondela sostenibile che era rimasto così tanti anni in Primeira. Branco lavora con Pako Ayestarán, spagnolo, oggi vice di Unai Emery all’Aston Villa e la sua esperienza è dolceamara: purtroppo il Tondela retrocede, ma incredibilmente riesce a raggiungere la finale di Coppa di Portogallo. Elimina Camacha, Leixões, Estoril, la sorpresa Mafra in semifinale per poi arrendersi al fortissimo Porto di Pepe, Vitinha, Taremi & Co. allenato da Sergio Conceição. Al Tondela, Branco non fa molti colpi complici anche le risorse economiche limitate, ma è il primo a credere in alcuni ragazzi in prestito di grande talento, su tutti Eduardo Quaresma: difensore classe 2002, oggi importante giocatore dello Sporting da cui proveniva già all’epoca e con cui vincerà 3 campionati.
Fortuna Sittard: ricostruire, rilanciare, stabilizzare
È chiaro che però, tutti noi conosciamo Américo Branco per quanto fatto al Fortuna Sittard. In Europa si è distinto molto per il lavoro fatto nel club del Limburgo in Eredivisie: il suo capitolo in Olanda si apre nell’autunno del 2022, quando viene nominato direttore e capo scout, per poi diventare direttore tecnico nell’estate 2023. Il coraggio del Fortuna fu tanto, perché in Olanda le proprietà sono notoriamente restie all’inserimento di figure straniere in dirigenza: Branco era infatti l’unico direttore straniero di tutta l’Eredivisie. E si è ritagliato grande credibilità, piano piano, con il lavoro. Al suo arrivo il Fortuna era in una situazione di grande instabilità sportiva ed economica: gravavano alcune situazioni derivanti dall’ingaggio di alcuni calciatori con stipendi elevatissimi per quel contesto come quello di Burak Yilmaz e in più, la squadra non andava bene e si era salvata per il rotto della cuffia. Il mandato di Branco era chiaro: ristrutturare l’area sportiva, fare un mercato intelligente basato sulle plusvalenze. Sondando mercati esteri, situazioni interessanti ed occasioni a basso costo.
Spesso si sente parlare di Tijjani Noslin come una sua operazione. Non fu lui a prenderlo, il ragazzo era a Sittard già dal 2021, ben prima del suo arrivo, ma fu bravo a riuscire a rinnovargli il contratto e a non perderlo a zero. Si vociferava che Noslin avesse già dato mandato al suo entourage di andare via a zero a fine anno, accordandosi con qualche club per giugno: Branco fermò tutto, rinnovò il contratto di Noslin che dunque accelerò per andare via e fu ceduto al Verona per 3 milioni di euro a gennaio. Un’operazione lampo che permetterà al Fortuna di finanziare praticamente tutta la campagna acquisti estiva. A Branco si deve anche l’intuizione Ryan Fosso: mediano svizzero-camerunense prelevato a zero dal Vaduz e rivenduto lo scorso gennaio a circa un milione allo Sturm Graz. Come per Noslin, è bravo a finire anche l’operazione legata a Ivor Pandur: l’ex secondo portiere del Verona era in prestito al Fortuna, un’operazione fatta dal predecessore di Branco. Lui, nell’accordo con il Verona per Noslin, si fa dare Braaf in prestito e fa inserire un diritto di riscatto molto basso su Pandur. Risultato: diventa a tutti gli effetti il portiere del Fortuna Sittard e viene rivenduto all’Hull City per più di due milioni di euro, dove pochi giorni fa ha conquistato la promozione in Premier League da titolare.
I due colpi da 90 del mercato di Branco in Olanda sono però due: Alen Halilovic e Kaj Sierhuis. Il croato, ex enfant prodige del calcio europeo, viene preso da svincolato quando ormai era considerato un calciatore finito da tutti: 62 partite, 7 gol e 6 assist in due anni prima di farsi male in questa stagione dove ha giocato solo cinque partite; per la punta olandese invece, Branco segue lo stesso modus operandi: ex talento dell’Ajax, finito al Reims in Ligue 1 dopo un’esborso di più di 4 milioni di euro, diventato una promessa mancata per lo scarso rendimento in Francia e un prestito andato male all’Heracles. Branco lo prende per 500.000€ e in 3 anni fa 29 gol e 7 assist in 78 partite: un gol o un assist ogni due partite. E poi c’è Mohamed Ihattaren. Ve lo ricordate? Passato dalla Samp via Juventus senza lasciare traccia se non un mare di dicerie sul suo atteggiamento bad boy. Anche Danny Buijs, allenatore del Fortuna, la pensava uguale: Ihattaren non lo voglio, non voglio problemi in spogliatoio. Branco sa che ha un’occasione ghiottissima: il Waalwijk, proprietario del cartellino, lo lascerebbe andare quasi a zero e il Fortuna si ritroverebbe per le mani uno dei migliori talenti olandesi degli ultimi anni con la possibilità di avere la massima resa con la minima spesa se il ragazzo si comportasse bene. È così: 28 partite quest’anno, 6 gol e 10 assist. Ihattaren gioca letteralmente, numeri alla mano, la miglior stagione della sua carriera. Branco ha avuto ragione. Costo: 100.000€. Ma la frizione con Buijs rimane: nonostante il mister abbia beneficiato della giusta attitudine del ragazzo, non ha mai digerito quell’imposizione di Branco nei suoi confronti. E infatti a marzo di quest’anno viene annunciata la separazione a fine anno tra Branco e il Fortuna: niente rinnovo, mandato scaduto. Non si sa se il club abbia scelto il mister rispetto al dirigente, ma sicuramente il percorso di Branco in Olanda era da ritenersi concluso e questa è una delle ragioni che ha portato a questa decisione.
Di fronte a sé un lavoro difficilissimo
I tifosi del Fortuna su Branco la pensano quasi in modo unanime: ha fatto benissimo con budget ristrettissimi, a livello di finanze ha risistemato il club (7 milioni totali di plusvalenze) e lo spettro della retrocessione non è mai piombato sul Fortuna Stadion, se non in pochissimi momenti durante queste tre stagioni e mezzo. Era dagli anni ’80 che il Fortuna non restava così tanti anni di fila in Eredivisie. Branco viene descritto come un dirigente riservato, silenzioso, per bene, ma molto carismatico con i tifosi e anche all’interno del club: ha un approccio moderno tipico dei dirigenti giovani, quelli che si aiutano con i big data. Ma al Fortuna il mister Buijs gli ha sempre contestato una cosa, a quanto emerge dai giornali e dai tifosi: non ha mai voluto costruire davvero un’ossatura che potesse durare un paio d’anni. Ogni anno era quasi un ripartire da zero, con quasi 10 giocatori che uscivano e altrettanti che entravano. Comprensibile, però: in contesti del genere, la sostenibilità economica del club è tutto. E comunque, le frizioni diplomatiche con Buijs ci sono state.
Branco è stato intelligente nella scelta dell’allenatore: nonostante qualche differenza di vedute, è stato lui a volerlo, ascoltando la piazza. Il primo anno lavorò con Velazquez, l’anno successivo scelse di affidarsi a Danny Buijs che regalerà al Fortuna grande stabilità a livello di classifica e massimizzerà sempre le prestazioni dell’organico messo su da Branco, non sempre di primissimo livello, ma sempre funzionale e pieno di calciatori con grande fame e voglia di riscatto. Il suo maggiore merito, alla fine di questo ciclo in Eredivisie, è stato proprio aver preso Buijs. E anche di aver scelto calciatori che conoscessero il campionato in momenti di difficoltà, senza ascoltare sempre la sua pancia da talent scout: è il caso del portiere Branderhorst, preso per sostituire Pandur, o del veterano Dijks sulla fascia sinistra, ex Ajax e Bologna. A parità di condizioni, Branco ha sempre scelto un olandese o un calciatore che conoscesse il campionato. Questo è sintomo di umiltà e di capacità di calarsi nella realtà per cui lavora.
Non possiamo dire che Branco farà sicuramente bene, in primis perché ha davvero troppi ostacoli di fronte: l’eventuale insopportabile imposizione di alcune scelte da parte di Fredberg e Walker; lo scetticismo della piazza, che pretenderà comprensibilmente molto; e il fatto di essere il successore del DS più amato dai tempi di Marotta e Paratici, ovvero Andrea Mancini, allontanato per una vile decisione e non per demeriti. Saprà gestire tutto questo? Impossibile dirlo. Ma Branco ha le stimmate di un direttore capace, pragmatico, senza troppi problemi a calarsi nel campionato dove lavora. E la Serie B la conosce, oltre a parlare italiano: all’Olhanense e anche al Fortuna Sittard, ha fatto decine di operazioni con club italiani. Certo, non è paragonabile a figure che da anni gravitano nella serie cadetta. Forse la Sampdoria di oggi non è il miglior contesto adeguato a lui. Branco è un costruttore nel breve-medio termine, capace di costruire una squadra che può salvarsi agevolmente in Eredivisie, valorizzarla e venderne le migliori pedine a fine anno. Saprà creare un’ossatura duratura che permetta alla Sampdoria l’obbligatorio ritorno in Serie A? Non si sa, ma dovrà farlo. Anche perché Fredberg ci ha detto che Branco significa alzare l’asticella rispetto a Mancini, dunque Branco deve portarci in Serie A grazie ai suoi acquisti.
La Sampdoria ha bisogno di colpi da Serie B, talenti che possano diventare vendibili o futuribili e calciatori fortemente motivati. E soprattutto: Branco deve essere lasciato libero di lavorare e sbagliare. Se non sarà adeguato, dovremo rendercene conto noi senza pensare che sia manovrato dall’alto. Branco deve fare il DS, non l’esecutore delle strampalate e insulse decisioni di Fredberg: che questo sia chiaro. Per il resto: il track record è positivo, parlerà il campo come sempre.





