Il Monza distrugge senza pietà ogni speranza di qualcosa oltre la salvezza: la Sampdoria non regge il confronto e, nonostante qualche episodio girato male, perde miseramente dopo l’entusiasmo post-Pescara. In uno stadio da Champions, i Sampdoriani portano tutti a lezione: Società, altre tifoserie, calciatori. Nessuno come noi.
Attilio cade per la prima volta a Marassi
Se si considerano la gestione con Evani e quella in solitaria, Attilio Lombardo prima di ieri sera non aveva mai perso a Marassi. Due pareggi con Cremonese e Venezia e poi trionfali vittorie con Cittadella, Salernitana, Empoli, Avellino e, ovviamente, il successo nei playout dello scorso anno. È servito il Monza per interrompere la magia che si innesca quando Popeye guida la Sampdoria di fronte alla sua gente: i brianzoli giocano a calcio, ripartono bene, puniscono subito e amministrano senza problemi una partita mai in discussione. Basta leggere la formazione per capire la differenza: Obiang, Pessina, Colpani e Cutrone, tanto per dirne 4. Giocatori così la Sampdoria non li ha. E nonostante il lecito e sacrosanto entusiasmo post-Pescara, era francamente difficile pensare di far punti agevolmente contro una squadra costruita e organizzata per tornare in Serie A. In troppi, prima del doppio impegno con Pescara e Monza, dicevano fosse paradossalmente più facile vincere qui che all’Adriatico: non realistico. Ad oggi il Monza gioca semplicemente ad un livello più alto (e di tanto) rispetto a quello dove gioca la Sampdoria. Ed è una delle tantissime prese di coscienza terrificanti cui ci ha costretto questa Società: essere inferiori al Monza.
La formazione è la stessa di Pescara con Henderson al posto di Baràk. Lo scozzese non è al top fisicamente, ma vende sempre cara la pelle e porta a casa una prestazione nel complesso dignitosa. Disastroso il reparto difensivo, su tutti Abildgaard: il danese, che pensavamo più libero in una difesa a 4 dopo la prestazione con l’Empoli, fa di nuovo capire perché non abbia mai giocato in difesa in carriera prima di quest’anno. Su 3 gol presi, c’è il suo zampino: marcatura errata nel primo, uscita troppo frettolosa nel secondo, marcatura troppo leggera nel terzo. Con Hadzikadunic e Palma in panchina, pur giustificando la volontà di Attilio Lombardo di non sconvolgere quel minimo equilibrio creatosi in queste 3 vittorie di fila, forse è il caso di far rifiatare Abildgaard per un po’ e capire che nella prossima stagione dovrà tornare a giocare nel suo ruolo. Tant’è che l’unica cosa che fa bene in partita, sempre, è anticipare e far ripartire l’azione, ovvero quel che fa un ottimo mediano di categoria quale lui è.
Esposito: va trovata una soluzione
Un altro degli interrogativi che vale la pena porsi è perché Esposito sia così altalenante e soprattutto perché non riesca in alcun modo a fare una partita in cui si prende la scena. Ci sono state prestazioni buone, prestazioni sufficienti, ma mai una prestazione che ci faccia dire: belin, finalmente Esposito. Con tutto il rispetto che possiamo avere per Ricci, non può esistere un tale divario tra i due nel pensiero e nella velocità: anche ieri il buon Matteo ha gestito molto meglio la regia nei 23′ più recupero giocati, a risultato già quasi compromesso. Esposito non sta bene, sembra frenato, è evidente che vada ricondizionato da zero con un ritiro estivo, ma non può essere questo. Va trovata una soluzione: se serve una panchina per farlo rendere meglio, questo è il momento. Altrimenti, va collocato e mentalizzato meglio per far sì che renda come sa.
Parlando degli altri e tornando alla difesa, forse il solo Di Pardo si salva: fa la sua prestazione e non può essere colpevole sul gol di Caso. Diverse le prestazioni di Giordano e Viti: errori in marcatura gravi di entrambi e troppa leggerezza dell’ex Fiorentina in alcune situazioni. Forse è la prima gara in cui è insufficiente. Male anche Conti, che non ha il piglio delle ultime gare e si incespica in un paio di occasioni dove avrebbe la possibilità di creare qualcosa. Aggiungiamoci il peggior Pierini dell’anno ed un Brunori sprecone (ma comunque positivo nell’atteggiamento e in alcune giocate) ed ecco che la Sampdoria delle ultime 3 gare ha troppe insufficienze nei suoi uomini chiave per poter ottenere un risultato degno di nota. Si salva al cento per cento solo Begic, unico a cercare la superiorità in più occasioni, scartando tutti e correndo come un pazzo avanti e in fase difensiva. I cambi questa volta non la decidono: Cherubini sembra più incisivo quando la partita è in bilico (Avellino, Empoli, Pescara) piuttosto che quando è già indirizzata, stesso dicasi per Cicconi che sbaglia tutti e 3 i cross che ha la possibilità di mettere in area. Soleri e Depaoli non pervenuti: il Monza non patisce il cambio di inerzia e chiude la partita con un gol bellissimo di Petagna.
I Sampdoriani sono vivi: mettetevi l’anima in pace
Il risultato è esagerato, sì. Il gol a freddo ha condizionato tutto, sì. Ma certe cose succedono e bisogna saper reagire: la Sampdoria, diversamente da tutte le volte con Attilio Lombardo alla guida, non ha avuto un moto d’orgoglio dopo il vantaggio ospite avvenuto dopo soli 4 minuti. Meglio perdere col Monza che tutti gli scontri diretti giocati e vinti nell’ultimo mese, ma la classifica dice che non siamo ancora salvi e che Cesena potrebbe essere la pietra tombale su questo indegno campionato, che se finirà con la salvezza sarà un risultato indegno e offensivo per la storia della Sampdoria. Ma ahinoi, a questo ci hanno ridotto i personaggi di questa Società, il volto di uno dei quali era ben stampato in Gradinata: Matteo Manfredi, che non rilascia una dichiarazione ufficiale da Presidente della Sampdoria da luglio, anche ieri, senza proferire parola, era a bere vino bianco in tribuna con ospiti sconosciuti.
Gli unici all’altezza della storia e dei valori della Sampdoria rimangono e sempre rimarranno i Sampdoriani: nessuna tifoseria al mondo avrebbe registrato un numero così alto di presenze (29.000) allo stadio in un momento storico del genere per la propria squadra. I Sampdoriani sì, e la differenza tra il contesto tecnico e societario e quello sugli spalti è abissale: questa gente non può continuare a vivere stagioni del genere ed essere insultata in questa maniera. Incessanti, indomiti, avvolti nei fumogeni rossi della Gradinata, festanti nei Distinti, rumorosi nella Nord: i Sampdoriani sono tanti, ci sono ancora, sono più vivi che mai e vi ricordano ogni giorno cosa significa il rispetto, la lealtà e la fedeltà ai propri valori. Cose sconosciute a chi ci governa. Il coro Solo la Sampdoria alé al fischio finale, sempre più forte, a volume altissimo, è la dimostrazione che finché i Sampdoriani canteranno non ci saranno davvero problemi per il futuro. Paolo Mantovani aveva ragione.
Abbiamo gioito per tre volte di fila, ma non arriva il momento del sospiro di sollievo finale: ci sta, ma se non siamo in grado di vincere col Monza e chiudere la pratica salvezza, allora bisogna che il tutto avvenga a Cesena. Non devono esistere calcoli relativi alle prossime due: niente Si può perdere a Cesena, tanto arriva il Sudtirol. Vincere al Manuzzi e farla finita con questo campionato indecente e indecoroso, salvato da Attilio Lombardo senza chiedere nulla in cambio. Dopodiché, un solo esito accettabile: levare le tende. Ogni domenica è necessario ricordarvelo, cara Società.






