Manager svizzero dall’importante curriculum, ma anche uomo di calcio: un profilo ibrido, con competenze in sviluppo business di soggetti come banche, family office e assicurazioni, ma anche un allenatore con patentino UEFA A, esperienza sul campo come video analyst in Champions League ed ex Presidente dell’academy del Servette. Il primo vero cambiamento nella governance di Tey e Walker. I dubbi, come sempre, sono tanti, ma a differenza di Fiorella il calcio (di basso livello) almeno l’ha masticato a lungo in carriera.


Joseph Tey e il suo oscuro collaboratore Nathan Walker hanno cercato una figura estera già operativa nel mondo del calcio. L’hanno trovata a Ginevra, in un uomo che sa fare business, comunicare con i fondi, dialogare con importanti stakeholder e che ha guidato squadre semi-professionistiche da allenatore, ha fatto parte di uno staff di Champions League e ha contribuito al rilancio di un’Academy in Svizzera. Un profilo ibrido, inusuale, che da tifosi non si può fare a meno di osservare con occhi spalancati tra curiosità e la solita, insopprimibile ansia del ricominciare di nuovo da altri personaggi.

Svizzero di evidenti origini italiane, parla fluentemente francese e, ovviamente, italiano. La sua formazione inizia all’Università di Ginevra, ateneo svizzero con una solida reputazione in ambito giuridico-economico, dove si laurea in Diritto e Finanza. Subito inizia la carriera in KPMG, la multinazionale della revisione e della consulenza, dove apprende — come si legge dal suo profilo LinkedIn — metodologia e rigore. Tre anni in una delle Big Four della consulenza internazionale non sono un dato marginale: significano immersione nei processi di audit, di compliance, di risk assessment, un alfabeto che poi torna sempre utile quando si gestiscono strutture complesse. Da KPMG, Morelli transita in Capital International Ginevra, dove assume responsabilità crescenti: prima la gestione del team di valutazione del rischio operativo in Europa, poi il ruolo di Relationship Manager per i clienti istituzionali italiani — un dettaglio non irrilevante, questo, perché indica una familiarità con il mercato italiano che potrebbe rivelarsi preziosa nella quotidianità lavorativa a Genova (e magari eventuali soggetti interessati dal mondo dei fondi svizzeri, ma è solo una speranza). Poi nel 2008 a Pictet Asset Management, una delle istituzioni più rispettate e antiche della finanza europea, fondata a Ginevra nel 1805 e oggi con oltre 600 miliardi di franchi svizzeri in gestione. Qui la carriera di Morelli accelera: nel giugno 2014 viene promosso alla posizione di Head of Sales per la parte francese e italiana del mercato svizzero, un ruolo che esige non solo competenza tecnica ma anche capacità relazionale, costruzione della fiducia, gestione di aspettative sofisticate.

Sono quasi diciassette gli anni in Pictet, una delle cattedrali della discrezione finanziaria mondiale. Morelli non è né un banchiere né un venture capitalist: il profilo che emerge è quello di un uomo di sistema, capace di operare all’interno di strutture complesse, di costruire relazioni durature, di leggere bilanci e rischi con la pazienza di chi sa che i risultati non arriveranno nel trimestre successivo. È una mentalità che la Sampdoria – abituata a dirigenti che annunciano rivoluzioni e poi spariscono senza aver fatto nulla – ha raramente avuto la fortuna di incontrare ai vertici della propria governance. Di certo Morelli è uno che il business lo sa governare, con un curriculum tutt’altro che di basso livello. Resta il dubbio che tutti ci poniamo: mettersi in affari con Tey e Walker, perché?

Quello che preoccupa è la totale assenza di un’esperienza diretta nella gestione di un club calcistico professionistico in qualità di CEO o amministratore delegato. Anche se a Ginevra, nei mesi passati, si dava molto vicino al Como come futuro Direttore Generale. Voci di corridoio, o forse trattativa sfumata? Difficile saperlo. Ma Morelli è un uomo conosciuto dai fondi internazionali e già attenzionato dal calcio italiano. La finanza, il rischio, la costruzione di relazioni istituzionali: tutto ciò è documentato. Ma la sala macchine di una società di calcio è un ecosistema diverso, con regole proprie e tempi che non sempre si conciliano con i cicli dell’asset management. È il nodo che nessun curriculum, per quanto solido, può sciogliere.

C’è un’altra storia dentro la storia di Claudio Morelli, e questa è la più romantica: la passione per il calcio vissuta come secondo mestiere, quasi come hobby, portata avanti con la stessa serietà con cui ha agito in Pictet. Morelli ha allenato per tanti anni nel calcio dilettantistico e semi-professionistico ginevrino. Nonostante abbia il patentino UEFA A, per evidente mancanza di tempo per via della sua professione, ha potuto allenare solo in contesti di basso livello. Ha guidato il Vernier nel 2013, quinto livello del calcio svizzero; il Signal Bernex dal 2014 al 2016, portandolo dal quinto al quarto livello con una promozione trionfale per poi retrocedere da ultimo una volta giocato il campionato di divisione superiore; e poi all’Étoile Carouge FC, dove è stato protagonista di due distinti periodi sulla panchina della prima squadra: prima nel 2016, dove subentra con il club in quarta serie e porta alla salvezza la squadra, poi nel 2020 quando il club è in terza serie e lo guida al quarto posto per poi essere esonerato due anni dopo, nell’estate 2021, senza aver centrato la promozione in B svizzera. Oggi, curiosamente, il Carouge ci è arrivato.

Il massimo incarico di Morelli è arrivato però nell’estate del 2017, quando Raphaël Wicky (ex nazionale svizzero e giocatore di Werder Brema, Atletico Madrid e Amburgo) – all’epoca allenatore del Basilea e uomo con cui Morelli aveva fatto il corso da allenatore – lo chiama come video analyst. Wicky aveva come vice Massimo Lombardo (ex difensore del Perugia), figura che Morelli assumerà al Servette come responsabile dell’Academy e suo braccio destro. Morelli dovrà ridurre il suo orario lavorativo in Pictet per permettersi l’esperienza, e si ritroverà a fare il video-analyst per una squadra di Champions League. Il Basilea in quella stagione arriva secondo in campionato dietro allo Young Boys, perde in semifinale di Coppa sempre con la squadra di Berna, ma arriva trionfalmente agli ottavi di Champions: passa un girone difficilissimo con Benfica, Manchester United e CSKA Mosca e si qualifica espugnando l’Estadio da Luz all’ultima giornata dei gironi. Uscirà a testa alta contro il Manchester City dopo aver perso 0-4 in casa all’andata, ma vincendo 1-2 in Inghilterra. Dopo la fine della seconda esperienza al Carouge nel luglio 2021, descritta dallo stesso Morelli come un momento di esaurimento fisico e mentale dopo la gestione di una pandemia e di un cambio di governance dentro al club, arriva la svolta istituzionale nel calcio. Basta con il campo, via alla carriera dirigenziale. A dicembre 2023, viene eletto presidente dell’Academy del Servette, con poteri di firma individuale e responsabilità diretta sulla governance del vivaio. Non è un ruolo onorario: è una posizione con potere decisionale reale, all’interno di una struttura che conta circa sessanta collaboratori coinvolti nello sviluppo giovanile.

Il suo programma per l’academy, raccontato in un’intervista al quotidiano ginevrino Tribune de Genève nel marzo 2024, è illuminante. Morelli parla di professionalizzazione dei processi, di incremento della produttività e dell’efficienza dei collaboratori, di diversificazione delle fonti di finanziamento. Lancia anche il Pack Marmite, un programma di micro-sponsoring dell’academy per far sì che anche il settore giovanile possa finanziarsi con sponsor ed entrate secondarie. Il suo obiettivo dichiarato è inequivocabile: aumentare la presenza di giocatori dell’academy in prima squadra. È la filosofia del calcio sostenibile, di chi costruisce dall’interno. Cose già sentite per altro dalle robotiche dichiarazioni di Tey in queste settimane, che fanno eco alle più confortanti di Puggioni in varie occasioni, responsabile dell’academy della Sampdoria.

Questo Morelli – quello che oltre a essere laureato in diritto e finanza ha il diploma A da allenatore (conseguito in un percorso dove la maggior parte dei colleghi erano ex calciatori di alto livello), ha lavorato in Champions League come analista (combinazione con questa proprietà c’è sempre un approccio data-driven di mezzo), ha diretto un’academy con sessanta collaboratori – è una figura quasi introvabile nel panorama dirigenziale italiano. Non è un dirigente vecchio stile. Ha vissuto il calcio, ha allenato, ha lavorato con i giovani e sa, si spera, come si costruisce e come si parla ai calciatori in rappresentanza della proprietà. E in italiano. Del resto, il Servette è sempre stato uno dei migliori settori giovanili del calcio svizzero. Questo, paradossalmente, potrebbe essere il suo punto di forza più prezioso in un club che ha bisogno di ritrovare radici. Ma la sua figura è sovrapponibile a molte figure già presenti in Sampdoria: ha esperienza nell’analisi dati applicata ai processi economici e calcistici come Fredberg, ha esperienza in gestione Academy come Puggioni. Che sia un valore aggiunto per entrambi? Lo si spera, ovviamente.

Morelli prende il posto come CEO Corporate di Raffaele Fiorella, che era un uomo di crisi nel senso più tecnico del termine. Zero esperienza calcistica. Fiorella era esattamente quello che serviva alla Sampdoria del maggio 2023: uno capace di evitare il fallimento, di parlare con i creditori, di costruire un piano di ristrutturazione che il Tribunale di Genova potesse omologare. Lo ha fatto. Era indispensabile finché il paziente era in pericolo di vita, meno adatto quando si tratta di avviare una riabilitazione sportiva. Fiorella, nonostante tutto, diverse volte ci ha messo la faccia, ha seguito quasi sempre la squadra in casa e trasferta, ha parlato con i tifosi durante una contestazione. La sua uscita segna il cambio di fase. Il risanamento di emergenza si è concluso – malissimo, sportivamente, ma si è concluso. Ora serve qualcosa di diverso.

Morelli porterà una grammatica diversa. Non è un liquidatore di crisi né un gestore del debito: è un uomo che ha costruito, sviluppato, gestito strutture complesse con una prospettiva di lungo periodo. Il suo approccio all’academy del Servette – centrato sulla professionalizzazione dei processi, sull’efficienza operativa, sulla diversificazione delle entrate – è quello di un manager che pensa in termini di sostenibilità sistemica piuttosto che di soluzioni d’emergenza. Quella sostenibilità che Tey ha decantato in lungo e in largo sempre per iscritto e mai guardandoci in faccia. Questa è la differenza sostanziale tra i due profili: Fiorella era l’uomo giusto per spegnere l’incendio, Morelli potrebbe essere l’uomo giusto per ristrutturare la casa dopo l’incendio.

Ma ci sono anche le ombre, e sarebbe disonesto tacerle. Morelli non ha mai gestito un club calcistico professionistico come primo responsabile. L’academy del Servette è una realtà significativa ma non paragonabile alla complessità di una squadra che deve gestire contratti milionari, trattare con agenti e federazioni, navigare nei rapporti con una proprietà asiatica che opera a distanza. Il quarto anno consecutivo in Serie B con bilancio in perdita pone sfide operative di altissima complessità che richiedono non solo visione strategica, ma anche esperienza specifica nel funzionamento burocratico e finanziario del calcio italiano.

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