Contratti scaduti, prestiti rientrati, esuberi ancora in rosa: alla Sampdoria serviranno almeno 12 rinforzi (numeri alla mano) per essere competitiva. Analisi reparto per reparto di come dovrebbe intervenire Branco. Perché Serie A in due anni e mercato ambizioso non ha altro significato che provarci già da quest’anno. Vero Fredberg?
Porta e difesa: mancano i pilastri
Tutto da rifare. Ma non in maniera soft: vanno presi un portiere titolare e almeno due difensori centrali titolari. E siamo già a 3 colpi obbligati. Aggiungiamoci che Di Pardo è l’unico terzino destro di ruolo attualmente in rosa e definibile un valore aggiunto (Depaoli ha dimostrato ormai gravissime lacune e notevole incapacità in fase difensiva, dunque è prevedibile immaginarselo utile più in avanti) e dunque viene spontaneo dire che serve anche un’alternativa al terzino arrivato a gennaio dal Cagliari, uno dei colpi rivelazione di Andrea Mancini. Come letteralmente tutti gli unici calciatori di valore in rosa della Sampdoria. Però, incredibilmente, Mancini è stato sollevato dal proprio incarico. Branco avrà anche il difficile compito di riformare la difesa: Corradi ha già espresso a chiare lettere in conferenza stampa la volontà di giocare a 4 dietro, dunque i centrali da prendere dovranno essere almeno due. Tenendoci stretti: Gartenmann ha un curriculum valido, ma non gioca da 8 mesi e non può essere considerato il titolare. E a fianco a lui, Ferrari e Riccio non possono essere alternative credibili. Diciamocele subito chiaro le cose. Dunque idealmente: Gartenmann, altri due centrali titolari che possano sostenere 25-30 partite in B e Ferrari dietro questi 3. Posto che quando si gioca a 4, i centrali a disposizione di solito dovrebbero essere 5, di cui almeno 2 in grado di giocare sia a destra che a sinistra. Tra i giovani che probabilmente verranno aggregati in ritiro – Malanca e Diop – non si intravede ancora un centrale pronto in maniera tale da farci dire: mettiamolo come quinto difensore. Forse Diop può farlo per il suo talento, ma nell’ultimo anno è stato fermato da molti fastidi fisici: puntarci sarebbe un bel segnale e fargli fare un anno intero dentro una Sampdoria magari giovane e dove il livello è tale da potersi giocare le sue carte, può far bene a lui e al club che valuterebbe un ragazzo del proprio settore giovanile. Sempre se Fredberg lo sa. Malanca invece, purtroppo, è stato sfortunato a rompersi il crociato ad inizio campionato scorso quando Donati scelse di aggregarlo definitivamente alla prima squadra: per questo motivo, pur essendo inferiore a Diop come futuribilità, forse dopo il ritiro potrebbe essere auspicabile un prestito.
La situazione in porta è chiara: serve un portiere titolare. Il ruolo di vice lo deciderà il ritiro? Primo assunto: Coucke, vergognosa scelta di Fredberg, non è considerabile per qualsiasi allenatore dotato di patentino. Ghidotti ha lavorato con Corradi nelle Under azzurre, Tantalocchi meriterebbe il ruolo di numero 12 per la costanza e i risultati raggiunti in C negli ultimi due anni, dunque è ipotizzabile che la scelta possa limitarsi a questi due, a meno di ulteriori inserimenti. Tenendo conto poi che, sia Krastev dalla Primavera, sia Scardigno di rientro da un prestito non troppo di successo in Serie C, per età e curriculum non sono pronti a fare i vice. Il ruolo del terzo potrebbe dunque, come spesso accade, appartenere a chi non è impegnato con la Primavera. Ma la cosa è certa: la Sampdoria ha bisogno di una certezza che ne difenda la porta. E c’è poi la questione terzino sinistro: tutto da rifare, di nuovo. Cicconi, che terzino non è di indole (troppo offensivo, Lombardo nelle ultime uscite lo schierava sull’ala), non può rappresentare una certezza: ha sempre fatto il quarto o il quinto di centrocampo e non fa il terzino puro da un po’ di tempo. Se non si vorrà fare un lavoro specifico sul ragazzo, servirà dunque almeno un terzino sinistro titolare. Ci sarebbe da dire due, a esser cattivi: ma se Cicconi lo consideriamo lì, il discorso vien da sé.
Dunque quanti acquisti servono (almeno) tra porta e difesa? Minimo 5, massimo 7. Vale a dire: minimo un portiere, due difensori centrali e due terzini per parte. Se si vogliono fare le cose per bene, un centrale in più e un terzino mancino in più male non farebbero. E siamo solo al reparto difensivo.
Centrocampo, il male minore: ma chi si butta dentro?
Il centrocampo è il reparto dove la Sampdoria parte sicuramente con un po’ più di certezze. Anche qui, neanche a dirlo, per colpi fatti da Andrea Mancini: Henderson, Abildgaard, Conti (per il quale senza l’intercessione di Mancio junior non ci sarebbe stato rinnovo, a detta del suo procuratore) e soprattutto, Salvatore Esposito. Partendo da quest’ultimo: deve esserci. Non solo numericamente, ma con la testa. Esposito deve essere il faro su cui si regge la Sampdoria: non può essere l’Esposito visto a Genova negli ultimi 6 mesi, ma dev’essere quello che siamo sempre stati abituati a vedere nell’arco della sua carriera. Vale a dire, il miglior regista della Serie B. E Corradi, che l’ha avuto nella sua lunga esperienza da CT delle nazionali giovanili azzurre, dovrà avere obbligatoriamente il compito di catechizzarlo e renderlo l’uomo da cui parte ogni iniziativa della Sampdoria sul campo. Fine. Senza Ricci, che ha finito il suo contratto, però, bisogna trovargli un’alternativa che possa sostituirlo quando non c’è o nel caso avesse qualche calo sulla falsa riga di quelli avuti quest’anno. Primo acquisto da fare a centrocampo: il vice-Esposito. Non parliamo di Ferri per evitare di cadere nel turpiloquio nei confronti di Fredberg: non è un’alternativa credibile, ma è sul groppone.
Sulle mezzali, Henderson e Conti sono gli unici a garantire gamba, passo e qualche gol. Ma serve uno che vada dentro, si inserisca e dialoghi con il centravanti per andare a popolare l’area. Da troppi anni manca alla Sampdoria un centrocampista in grado di garantire tanti gol e tante occasioni dentro l’area: è il caso di prenderlo. Secondo acquisto da fare a centrocampo. E Bellemo può giusto essere una quarta scelta (ha fallito alla Sampdoria, è andato male allo Spezia). Stesso dicasi per l’altro rientrante Girelli, poviu figgeu, uno dei pochi acquisti sbagliati da Mancini: giocatore che vale la Serie C e nulla più. Il nodo Abildgaard invece è un po’ intricato, difficile da sciogliere: difficile ad oggi immaginarsi di stare in campo, specie nella Sampdoria ridotta all’osso di oggi, senza uno della sua esperienza e con la sua abnegazione. L’abbiamo visto in difesa, in mediana, a centrocampo: ha sempre fatto la sua figura. Ma non è una mezzala né un regista, tantomeno un difensore, è un mediano di interdizione: è la classica diga quando ci si schiera con il 4-2-3-1 e lui è uno dei due perni in mezzo. La sua carriera dice questo, e dunque potrebbe fungere da jolly: picchiare sa picchiare, lanciare sa lanciare, inserirsi di testa sa inserirsi di testa. Dunque perché non utilizzarlo in maniera ibrida: tenerlo lì, come risorsa, sapendo che può giocare ovunque (persino in difesa quando si è in totale emergenza). Proviamo a esser cattivi? Di mezzali, ne servono forse due, dunque, visto questo problema Abildgaard. E visto che dalla Primavera c’è poco: Casalino, Rodella (preso a gennaio dal Norwich, ragazzo di cui si parla molto bene), forse il jolly Lelli, ma nessuno di questi ha le stimmate di un componente fisso della rosa della prima squadra. Ad oggi.
Quanti acquisti servono a centrocampo? 2, minimo sindacale. 4, se consideriamo un’alternativa in più tra le mezzali considerato il nodo Abildgaard e un anno in più sulle spalle di Henderson. E siamo già a 7 acquisti obbligatori, senza aver neanche parlato dell’attacco.
Attacco: il vuoto cosmico, ci vuole il colpaccio
Il tasto dolente è proprio qui: se la difesa è da rifare completamente, e il centrocampo può godere di giocatori di medio-alto livello per la categoria pur con qualche aggiustamento da fare, davanti siamo davvero alla canna del gas. Coda non c’è più, Brunori nemmeno. I nostri centravanti, ad oggi, sono Tutino e La Gumina. Non andiamo oltre. Più i giovani Paratici e Forte entrambi al rientro dal prestito alla Roma e Mezzotero della Primavera. Inutile dire, senza troppi complimenti: servono due centravanti importanti. Un nome grosso, che garantisca 15-20 gol, e una sua alternativa di livello. Non c’è bisogno di trovare scuse su budget, possibilità, difficoltà: due centravanti. Fine. Per fortuna sulle ali possiamo contare sul nostro gioiello Tjas Begic, l’unico in grado di farci saltare dal seggiolino per talento e capacità, ma è pur vero che non abbiamo nient’altro: se scorriamo la lista degli esterni offensivi di proprietà, oltre allo sloveno, vediamo Sekulov e Pedrola (che molto probabilmente non parteciperà nemmeno al ritiro dopo l’intrigo del mancato riscatto del Las Palmas per via del suo procuratore).
Ribadiamolo: non serve un attaccante, ne servono due. E poi serve un’esterno offensivo del livello di Begic davanti (che non può essere Depaoli adattato), più due alternative. Non è il caso di parlare di nomi, ma di quello che serve. E serve troppo davanti, praticamente tutto. Non è pensabile di vedere Begic arrancare e dialogare con interpreti non di livello. Tutino? Non si intravede la volontà del ragazzo di provare a ritagliarsi uno spazio importante dopo aver deluso l’anno precedente e non è stato all’altezza delle aspettative nemmeno in una piazza senza le nostre pressioni come l’Avellino. Ad oggi, luglio 2026, Tutino non può valere più di una terza scelta davanti per una squadra che punta alla Serie A in due anni (detto da Fredberg in conferenza stampa, sempre bene ribadirlo).
Come sempre, ricapitoliamo: eravamo a 7 tra porta, difesa e centrocampo, parlando del minimo sindacale. In attacco ce ne vogliono almeno 5. Siamo a 12. La Sampdoria dovrà prendere almeno 12 giocatori per essere competitiva e evitare un campionato di sofferenza. Le squadre si costruiscono in estate e poi a gennaio si aggiusta, non è ora il momento di attaccarsi al fatto che non ci sono soldi: abbiamo apprezzato l’onestà di Branco, che in conferenza l’ha detto senza nemmeno troppi giri di parole, ma si può fare mercato intelligente anche senza soldi. Neanche a dirlo, Mancini è stato d’esempio nelle sue due esperienze alla Sampdoria come DS. Prestiti, riscatti, occasioni, giocatori in scadenza, giovani affamati: in Serie B non servono soldi, servono idee chiare e gruppi costruiti con un’idea tecnica in testa. E per la A in due anni, di questi 12 – minimo – che devono (sottolineiamo devono) arrivare, almeno 4-5 dovranno essere pedine su cui contare il prossimo anno quando – l’avete detto voi – si tenterà il salto in Serie A se non arrivasse quest’anno. Perché siamo tutti d’accordo sul fatto che Serie A in due anni significa che ci si prova anche quest’anno?
C’è fiducia in questa Proprietà di bugiardi e irrispettosi? Zero.
Serie A in due anni ha altri significati? No.
Ci sono i soldi? Che Tey e il suo tesoriere Walker li mettano sulla squadra e non per stipendiare chi, come Fredberg e altri in Società, sottosta a diktat dall’alto.
Non ci sono i soldi? Lasciate lavorare Branco insieme a Corradi, che pur senza il curriculum adatto, ha il diritto di poter aiutare le scelte del Direttore Sportivo con il suo credo senza fastidiosissime, strane e prepotenti imposizioni dall’alto.






