50 anni, ex allenatore di tutte le giovanili dell’Italia dall’U16 fino all’U20. Esperienze in squadre di club? Nessuna. Sembra uno scherzo, ma è la geniale mossa estratta dal cilindro di Jesper Fredberg e dal suo burattinaio Nathan Walker. Come dichiararsi perdenti già a fine giugno: una scelta senza alcuna logica, che sa tanto di affronto ad una tifoseria cui era stato promesso un progetto e un allenatore di livello e si ritrova con un esordiente.
La Fredbergcrazia ha deciso: no Pecchia, sì Corradi
Un mese e mezzo di casting: a demansionare Lombardo ed esonerare Mancini ed Invernizzi ci hanno messo due settimane invece. Logica avrebbe voluto che avessero già le idee chiare. E ce lo avevano detto pure: Fredberg il 29 maggio, giorno della separazione ufficiale con Andrea e Gianni, parlava di alzare l’asticella per modernizzare il club. Il solito vergognoso e codardo modo di fare, parlando per iscritto dopo aver deciso di mandare via i Sampdoriani. Walker, intercettato in sede dai gruppi, ha promesso una squadra ambiziosa che puntasse alla Serie A e un allenatore di livello internazionale. Questa faccenda l’abbiamo ingoiata, a fatica, ma l’abbiamo fatto. Abbiamo aspettato il nuovo assetto sportivo: Américo Branco, un DS giovane in rampa di lancio che può avere un senso logico; il suo fedele capo scout Coelho, per carità, ognuno si sceglie i suoi uomini; e Lorenzo Ariaudo promosso a Direttore Tecnico, evidentemente l’unico della vecchia guardia ad essere concorde con questa metodologia di fare calcio e, di conseguenza, gradito all’autarca Fredberg.
Tutto un po’ strano, tutto un po’ troppo avventato, ma il DS portoghese ha delle buone referenze e non è certamente l’ultimo degli scemi. Certo, anche su quel punto lì ci si sarebbe aspettati di più. Ma può avere un senso. Poi, però. la coltellata: Bernardo Corradi in panchina. E senza comunicare né il suo staff, né quanti anni di contratto. Una comica senza fine. Diciamocelo subito, così non si creano equivoci: Corradi non c’entra niente con tutto questo. Sicuramente un professionista serio, stimato nell’ambiente FIGC e dal neo-Presidente Malagò (che è il padrino di suo figlio), dove ha lavorato con quasi tutti i migliori giovani azzurri degli ultimi 10 anni, una persona per bene che magari non sa a cosa va incontro. O forse è stato preso proprio per questo. Il problema è perché è stato scelto proprio lui, e proprio adesso. La Samp era salva da quasi un mese e mezzo, il ritiro di Ponte di Legno (12-23 luglio) incombe, e dopo i rifiuti di chiunque avesse voglia di fare calcio seriamente senza allibratori o venditori di fumo intorno (Possanzini, Pecchia, Zanetti), il cerchio magico di Fredberg e Walker ha virato sull’unico nome che combaciasse alla perfezione con una casella già riempita: un allenatore al debutto assoluto su una panchina di club. Un allenatore senza staff. Un allenatore, soprattutto, che possiede una società di football data. Tre indizi fanno una prova.
E adesso possiamo dirlo: nella giornata di martedì 16 giugno, Branco aveva trovato un accordo di massima con Fabio Pecchia. Gli unici punti? Lo stipendio, in primis, ma era una trattativa più che aperta. Poche garanzie sul mercato (eppure Jesperuccio ha promesso un mercato ambizioso, come mai Pecchia aveva delle perplessità?). Strano, perché Tey di problemi di soldi non ne ha (?) e non sussistono più contratti con allenatori né con dirigenti (Accardi si è svincolato per andare al Cagliari). Come mai, Mr. Tey? E poi lo staff: Fredberg, come un bambino dell’asilo, gli imponeva come vice l’amichetto Dan Thomassen, che voleva utilizzare come spia per mettere il becco sulle decisioni di campo (come sempre ha fatto in carriera, ma il karma vuole che forse Thomassen se ne andrà). Il campo spetta al mister, poi al Direttore Sportivo, poi se mai a Fredberg. Pecchia, da uomo per bene qual è, ha gentilmente mandato tutti a quel paese. Il vice-allenatore, caro Fredberg, non è una figura comprimaria: è l’alter ego del mister, colui che ne conosce a menadito i dettami tattici e ne condivide le idee e può portarle avanti in caso lui non ci sia. Non si può imporre. Ma è chiaro che Jesper Fredberg e il calcio siano due mondi completamente distanti.
Pensate a un giovane italiano qualsiasi: Corradi l’ha allenato
Andiamo brevemente su Corradi, ma non c’è quasi letteralmente nulla da dire: nato a Siena nel 1976, classica prima punta d’area forte di testa e bravo nel gioco aereo. Cagliari, Chievo, Inter, la Lazio e i suoi migliori anni con Roberto Mancini in panchina, poi Manchester City, Parma, Udinese e la chiusura della carriera in MLS, in Canada al Montréal. La sua seconda vita da allenatore è cominciata fin da subito in FIGC: dal 2017 Corradi entra nel Club Italia e percorre tutta la filiera azzurra: assistente, poi Under 16, Under 18, Under 17, fino alla promozione sulla panchina dell’Under 19 nell’agosto 2023, al posto di Alberto Bollini. È qui che la sua reputazione di uomo che sa far crescere i ragazzi ha il suo massimo splendore: All’Europeo U19 del 2024, in Irlanda del Nord, Corradi porta gli azzurrini fino alla semifinale, eliminati dalla Spagna ma qualificati al Mondiale Under 20. Quel gruppo che Corradi convocò per Belfast non era così fenomenale, ma nemmeno povero di talento: Camarda, Pafundi, Chiarodia, l’ex blucerchiato Mane, Bartesaghi, Zeroli, Lipani, Mannini. Prima di quell’Europeo aveva guidato l’U17 agli Europei in Israele del 2022 passando il girone da secondo e uscendo ai quarti con l’Olanda. In quella spedizione c’erano sempre Chiarodia, Mane e Lipani oltre a Di Maggio e ad un 16enne Pio Esposito. Poi, nell’agosto 2024, la promozione all’Under 20; e nel giugno 2025 la scelta che gli cambia la traiettoria — lasciare gli Azzurri, rinunciare al Mondiale di categoria in Cile, per accettare la chiamata di Massimiliano Allegri nello staff del Milan.
Al Milan, nella seconda avventura rossonera del tecnico livornese, Corradi ha fatto il collaboratore tecnico. Il suo era principalmente un lavoro individuale sugli attaccanti – il suo mestiere da calciatore – e di aiuto nella gestione umana dello spogliatoio. Le cronache rossonere ne hanno parlato bene, dal punto di vista professionale: durante la stagione c’è stata l’immagine di un abbraccio con Leão, che ha aiutato a ricoprire meglio il ruolo di centravanti, la dedica di Bartesaghi dopo un gol (un suo azzurrino), parole di stima da parte di Pulisic. Tutto vero, tutto onorevole. Ma è bene ricordare come è finita: l’avventura si è chiusa con l’esonero di Allegri al termine del campionato e una delle annate più deludenti della storia del Milan degli ultimi anni, con una confusione societaria clamorosa e un gioco criticatissimo da tutti gli addetti ai lavori. E con Acciughina che, a meno di ferme decisioni di Corradi, non ha fatto i salti mortali per portarlo anche a Napoli nel suo nuovo incarico.
Comunque, da vice e da CT, Corradi li ha allenati tutti nelle giovanili, dai top Carnesecchi, Bastoni, Buongiorno, Calafiori, Comuzzo, Gabbia, Leoni, Bellanova, Palestra, Bartesaghi, Ruggeri, Udogie, Fagioli, Nicolussi Caviglia, Ricci, Rovella, Bove, Pisilli, Tonali, Zaniolo, Pio e Seba Esposito, Kean, Raspadori e Scamacca a giocatori in rampa di lancio come Motta, Palmisani, Chiarodia, Cittadini, Delprato, Kayode, Lipani, Ndour, Gaetano, Liberali, Camarda, Ekhator, Venturino, Fini e Koleosho. Tanti sono i giovani esplosi in B negli ultimi anni, profili interessanti, anch’essi passati sotto l’ala di Corradi: Bonfanti, Canestrelli, Corbo, Dalle Mura, Kofler, Mannini, Missori, Pierozzi, Corrado, Amatucci, Di Maggio, Pompetti, Ponsi, Hasa, Alesi, Bouah, Ciervo, Cissé, Oristanio, Rao, Mulattieri e Raimondo. Ci sono anche molti ragazzi passati da qui, alcuni proprio negli ultimi 6 mesi: Pafundi, Viti, Martinelli e Salvatore Esposito hanno avuto Corradi come allenatore in Nazionale (e non solo loro, persino Ghidotti, Riccio e Sekulov). Persino ragazzi passati dalla nostra Primavera come Filippo Mane e Simone Trimboli. Insomma, di materiale umano e tecnico azzurro con cui il nuovo mister della Sampdoria ha lavorato ce n’è, e non poco: è naturale che ci si aspetti almeno una direzione sul mercato volta a questo tipo di scelte. Sarebbe, in questo dramma assoluto che stiamo vivendo, con un neofita alla guida della nostra squadra, l’unico lato positivo: conosce i giovani italiani, ha lavorato con quasi tutti i migliori, e la Sampdoria potrebbe diventare la prima scelta per molti ragazzi di questi che non hanno ancora completato la loro crescita. E gioca con il 4-3-3 e sue varianti, che di solito equivale a vedere un pochino più di calcio.
C’è sempre il legame con gli algoritmi
Adesso però guardiamo il pezzo di biografia che nessun comunicato ufficiale metterà in grassetto, e che invece spiega forse molte cose. Bernardo Corradi è socio fondatore di Football Intelligence, una società italiana specializzata in algoritmi e statistica applicata al calcio: un’azienda che – stando a quanto raccontò lo stesso Corradi tempo fa al Corriere dello Sport – ha sviluppato un modello capace di leggere flussi di gioco e sistemi tattici, valutando ogni giocatore in rapporto ai compagni e agli avversari. Una società che ha vinto un bando del Manchester City per fornire numeri a Guardiola e al suo staff.
Tra i requisiti che Jesper Fredberg considerava importanti nella scelta del nuovo mister, figurava proprio il legame con i dati e gli algoritmi. Oltre ad altre cose tipo la giovane età e la capacità di parlare inglese fluentemente. Per carità. Ma magari il carisma? Il modo di giocare? La conoscenza della Serie B? Il modello di governance sportiva che Fredberg ha imposto come una dittatura non dichiarata – diciamo un’autarchia – ruota attorno a un’idea precisa: non importa il curriculum, importa che sia bravo a smanettare su WyScout e sull’AI. Fredberg adora i dati, si farebbe pure fare la spesa da ChatGPT. Corradi ha fondato una Società di football analytics. Perfettamente sovrapponibili. E sia chiaro: qualsiasi Società di calcio nel mondo utilizza l’AI e i big data per fare mercato, calcoli, statistiche, tattiche ecc. Ma l’ossessione dei bugiardi Fredberg e Walker sfiora il feticismo. A maggior ragione in un ambiente che è stato sempre sollevato col sentimento (Evani, Lombardo, Mancini, Pozzi e calciatori legati alla piazza) e nemmeno una volta con il modus operandi dei data freak che pensano di insegnarci il calcio.
Il matrimonio era forse scritto nelle stelle, forse è stato consigliato da una conversazione notturna di Fredberg con Gemini o con Claude. Magari mentre Branco, poveretto, stava chiudendo per Pecchia prima di essere richiamato agli ordini. E allora la domanda è una sola: non sarà il caso di smettere di chiamarla U.C. Sampdoria, e cominciare a chiamarla U.C. Fredberg? O U.C. Walker? O U.C. Fredker, o Walkberg?
Il famoso profilo internazionale
Veniamo al punto che fa più male. Perché tanti rifiuti? E perché, alla fine, proprio il sì di Corradi? La risposta ha un nome e un cognome, di nuovo danese: Dan Thomassen. Il vice-allenatore che Fredberg piazzò accanto ad Attilio Lombardo (non sia mai che un Sampdoriano che conosca la piazza possa lavorare in autonomia senza che il gerarca Jesper si metta di mezzo) nel marzo scorso, in piena corsa salvezza, presentandolo come un rinforzo dello staff. Connazionale del CEO dell’area football, ex difensore di Padova, poi vice a Vicenza, Brescia e Lecce. Già allora le voci più disincantate (qui lo si scrisse per la prima volta) lo lessero per quello che era: l’uomo di Fredberg, messo dentro lo spogliatoio per avere occhi, orecchie e voce in capitolo. Il segreto di Pulcinella: ben studiato, per altro, perché Thomassen è praticamente italiano, ha l’accento veneto, ha sposato un’italiana e vissuto in Italia tutta la vita quasi. Ma i due si conoscono dai tempi dell’Aarhus: Thomassen ci giocava, Fredberg era il coordinatore delle giovanili. Un vice non scelto dall’allenatore, ma imposto all’allenatore. E qui sta il vizio d’origine, perché nel calcio normale, diciamo dalla Serie D in su, è il tecnico a scegliersi il proprio braccio destro. A Bogliasco, nel regno di Fredberg, no. Ed è incredibile che dopo tutto questo, nonostante Fredberg abbia fatto saltare ogni allenatore prima di Corradi per Thomassen, addirittura Thomassen potrebbe andar via.
Ricostruiamo allora il casting, il famoso processo di selezione decantato nel comunicato di presentazione di Corradi: Davide Possanzini si è defilato per il nodo-staff e si è scontrato col diktat di Fredberg, disposto a concederne tre o quattro (Che magnanimità, Jesper). Stesso copione, in filigrana, per Pecchia. Thomassen, intanto (vice-allenatore di Lombardo l’anno scorso, ricordiamolo sempre) veniva confermato. Tradotto: chi voleva la Samp, doveva accettare un vice non suo e una situazione grottesca sopra di sé. Possanzini ha detto no. Pecchia ha detto no. Zanetti ha detto no (al telefono, nemmeno davanti a Fredberg). E indovinate chi, fra tutti, non ha questo problema? Esatto: l’unico che accetta è anche l’unico che, non avendo mai allenato un club, non possiede uno staff di riferimento da difendere e non ha nulla da perdere. Anzi, ha fatto parte dello staff di un altro allenatore. Lo staff di Corradi non è noto: il giorno della presentazione ufficiale nel comunicato di Corradi, non è noto il suo staff. Rendiamoci conto. Non sappiamo se ci sono uomini suoi, se ci sarà Lombardo, se ci sarà Thomassen. Perché appunto: in questa tragedia comica che è la Sampdoria alla fine, però, non è detto che Thomassen resti alla Sampdoria: potrebbe andarsene per altre offerte. Dunque il motivo per cui si è preso Corradi, l’uomo che Fredberg ha difeso a tutti i costi, il super-vice Thomassen, costerà a questa Società di decerebrati l’ennesima scellerata scelta (parlando del curriculum).
Non è la prima volta. È un metodo, a questo punto. Finalizzato a qualcosa di a noi sconosciuto: trovando una logica, si tocca per forza una motivazione che non rientrerebbe nella legalità e dunque non lo si può dire. Lo abbiamo visto l’anno scorso: Massimo Donati, cinque punti in otto giornate, un ruolino da retrocessione sparata; poi la disgrazia Salvatore Foti (va detto, scelta di Mancini e non di Fredberg), aiutato da Gregucci. Dilettanti allo sbaraglio – tecnicamente parlando, nel senso letterale di chi non aveva le credenziali per quel palcoscenico – alternati a soluzioni d’emergenza. Sempre profili low budget. Ma Tey non è un miliardario senza limiti di spesa? E ogni volta la stessa logica: meglio una figura malleabile, che non alzi la voce, che non rivendichi un perimetro, con uno stipendio bassissimo. Corradi, con tutto il rispetto per la sua persona, probabilmente rispecchia al cento per cento tutto questo. Ci cospargeremo il capo di cenere se non sarà così.
E qui arriva il paradosso che ci fa andare fuori di testa. L’uomo che ha salvato la Samp due anni di fila — l’anno scorso al playout, in coppia con Evani; quest’anno in proprio, con una media di 1,56 punti a partita che, proiettata su un’intera stagione, valeva l’alta zona playoff. Ebbene: Lombardo non è stato confermato. Gli hanno fatto sapere che si cercava altro, lasciandolo legato al suo contratto da collaboratore. Qualsiasi persona sana di mente, in un contesto societario del genere, avrebbe dato mandato di tenere su la barca insieme a Mancini, almeno per salvare la faccia di fronte ai tifosi. La domanda allora è: Lombardo, due salvezze miracolose alla Sampdoria e una carriera intera al fianco di Mancini, aveva meno esperienza di un esordiente assoluto su una panchina di club?
E ancora. Fredberg ha parlato ai quattro venti di alzare l’asticella, di mercato ambizioso, di nuovo corso. Quale mercato ambizioso si costruisce attorno a un allenatore alla primissima esperienza fra i professionisti di club? Quale asticella si alza affidando una piazza affamata e ferita a chi non ha mai gestito il gruppo di una squadra di club, un campionato, una zona calda, una tifoseria vera? Si può discutere di tutto, ma non si può chiamare ambizione ciò che ha tutta l’aria di essere il suo esatto contrario: un sistema che antepone il controllo alla competenza, l’obbedienza alla levatura, il dato all’uomo.
Dunque non chiamiamola presa in giro. Chiamiamola per quello che è: una dichiarazione di guerra. Ci hanno di fatto detto, dopo innumerevoli richieste esplicite, dopo aver chiesto ogni chiarimento a qualsiasi persona della Società, che noi non contiamo un cazzo. E verranno a parlare ancora, magari, raccontandoci le stesse cose. Ma la nostra opinione continuerà a non contare un cazzo. Accoglieremo Corradi con il rispetto che l’uomo merita, ma sapendo che ha deciso, probabilmente, e scelto di essere manovrato. A chi lo ha scelto diciamo: se aspettate che molliamo e rinunciamo, star certi che mollerete prima voi.






