Sotto nel peggiore dei momenti, in altri frangenti la Sampdoria sarebbe crollata: invece immediatamente sfiora il pari, nella ripresa prende coraggio grazie ai cambi azzeccati e porta a casa la terza vittoria di fila toccando quota 40. In rete un monumentale Conti e Depaoli all’ultimo respiro: la storia di come un condottiero preparato e passionale ha reso vincente una squadra distrutta e sfiduciata.
L’importanza di saper leggere le partite
È una Sampdoria coraggiosa quella di Pescara: in uno stadio ribollente e pieno di tifosi occasionali, accorsi perché probabilmente non vi era concomitanza con partite di Milan, Inter e Juventus, l’approccio è ben diverso da quello di lunedì contro l’Empoli. Si è vista già dal principio la volontà di imporsi contro una squadra che se si fosse trovata di fronte una difesa attendista avrebbe certamente creato più pericoli. Il Pescara si è timidamente affacciato in alcune occasioni, ma è stata la Sampdoria ad amministrare per quasi tutto il primo tempo la gara fino all’errore madornale di Abildgaard: nell’unica fiammata della partita di Insigne – piagnucolone, quasi mai pericoloso e ben arginato in generale – il difensore danese commette un intervento in netto ritardo su Olzer e causa il calcio di rigore che porta in vantaggio i padroni di casa. Step on foot, decisione corretta di Piccinini. La Sampdoria, però, forte del buon atteggiamento generale, reagisce immediatamente: Baràk (che ha già sulla coscienza la traversa del Pescara per una leggerezza in marcatura) perde l’attimo sull’assist splendido di Begic e calcia sul muro di difensori biancazzurri.
Si chiude il primo tempo nel peggiore dei modi: gol subito negli ultimi minuti e clamorosa occasione mancata. Tutti gli ingredienti per il solito disastro perfetto da Samp in trasferta. Bastano altri 10′ ad Attilio Lombardo per capire che il passo di Baràk anche questa volta (come lunedì con l’Empoli) non è sufficiente per spezzare l’equilibrio difensivo del Pescara ed ecco la stessa mossa di Pasquetta: dentro Cherubini. Il numero 10 porta di nuovo vivacità, passo e brillantezza, va vicino al gol e tiene più occupati i difensori avversari. La Sampdoria passa dal 4-3-3 al 4-2-3-1 con Cherubini e Begić larghi e Pierini in posizione da playmaker offensivo e diventa più pericolosa e compatta: azione dopo azione, soprattutto dalla parte di Tjas Begić, infermabile ieri, trova sempre più campo fino al gol del pari arrivato con la zampata di Francesco Conti. Il ragazzo della Foce, autore di una partita monumentale addirittura migliore di quella di lunedì, raccoglie l’assist al bacio di Cicconi (subentrato bene al posto di Giordano, altro cambio azzeccato) e deposita in rete il meritatissimo 1-1. Quasi tutti si sarebbero accontentati di un punto che, tra mille difficoltà di classifica e dopo essere andati in svantaggio, avrebbe fatto anche comodo. Tutti, ma non Attilio Lombardo: Pierini porta subito il pallone a centrocampo. La Sampdoria ha ricevuto l’ordine di provarci. Dentro anche Depaoli a fare casino: la Sampdoria è sulle gambe, Begic spinge per l’ultimo affondo, Brunori fa la sponda per Cherubini che mette dentro un pallone perfetto d’esterno per Depaoli. Apoteosi blucerchiata: al numero 23, subissato dalle critiche tutto l’anno, ormai diventato giustamente un giocatore da 5-10 minuti finali, basta toccarla appena di petto per far esplodere i Sampdoriani di gioia.
La Sampdoria deve vincere: Lombardo dixit
Poco da dire sull’atteggiamento: la Sampdoria ha voluto vincere fin dal principio. Lombardo l’aveva detto in conferenza: paura del Pescara zero. Eppure per una settimana ci siamo dovuti sorbire un pessimismo clamoroso, parole sull’importanza di non perdere e altri discorsi che non fanno parte del DNA della Sampdoria. Attilio Lombardo, che di Sampdoria qualcosa sa, certo non sarebbe andato a Pescara per prendersi un punto. L’ha approcciata bene, è andato sotto, ha cambiato le carte in tavola e ha vinto. Senza paura, leggendo la partita, mentalizzando i ragazzi sul fatto che si stava andando ad affrontare il Pescara – con tutto il rispetto – e non il Real Madrid né tantomeno il Venezia o il Frosinone. Non si è chiuso con un solo difensore in più, anzi: Depaoli è stata una carta che ci ha fatto mettere le mani nei capelli per il pregiudizio che ormai abbiamo tutti verso il calciatore, ma in realtà è stata una mossa offensiva e tatticamente poco leggibile dall’allenatore avversario Gorgone.
40 punti. Alla Sampdoria ne bastano ora 4, forse 3, per dirsi salva matematicamente. E di partite ne mancano 4. Considerato che con Attilio alla guida la media è di 2 punti a partita, ci sono tutti i presupposti per credere che la squadra riuscirà ad ottenere questo agognato traguardo. +8 sulla retrocessione diretta (in attesa di Spezia e Reggiana), +6 dai playout (in attesa del Padova), -4 dai playoff (in attesa della Carrarese). Un matto ci penserebbe: ad Attilio, che parla giustamente solo di salvezza e nulla più, forse l’idea frulla in testa. L’ottava posizione è occupata dal Cesena e potrebbe essere occupata dalla Carrarese in caso di vittoria sulla Reggiana: a quel punto i punti dai playoff diventerebbero 5, comunque meno rispetto a quelli che separano la Sampdoria dalla retrocessione o dai playout. È folle anche solo essere arrivati a questo punto. Ma è incredibile pensare che, nonostante tutto, si può. Non è corretto, comunque, oggi, pensarci. Bisogna fare quei 3-4 punti che ci separano dalla salvezza, festeggiare in modo tenue perché trattasi di risultato sportivo indegno parlando di Sampdoria, e cominciare ad adoperarsi per organizzare la cacciata di Fredberg, Walker, Tey e Manfredi: salvezza, playoff o retrocessione, dovranno essere indotti a cedere e andarsene. In ogni modo possibile, compatibilmente con la legalità.
Ogni scelta azzeccata: non è più un caso
La Sampdoria ha strameritato la vittoria, ancor più di lunedì, dove invece aveva sofferto molto aspettando troppo l’Empoli (che non aveva comunque punto): 2.07 di xG contro l’1.46 del Pescara (0.70 senza il rigore). Creato, capitalizzato, vinto. Corretto il risultato, che senza rigore sarebbe dovuto meritatamente essere comunque 2-0 o 2-1. Detto ciò: è clamoroso come ogni scelta di Attilio Lombardo gli dia ragione. E manco a dire che è fortunato: subisce poco, la Sampdoria è compatta, e i dati gli danno sempre ragione sulle vittorie. Solo col Venezia (la sua prima uscita) si può dire che la Sampdoria sia stata davvero un pochino fortunata, malgrado una prestazione positiva. Cambio modulo, giocatori nei loro ruoli, cambi, parole in conferenza, scelte durante le partite, difesa a 4, centrocampo a 2 e poi a 3: non può essere un caso dopo 5 partite. Lombardo è semplicemente più bravo – e di molto – dei suoi predecessori totalmente impreparati e inadeguati al contesto e alla categoria. E c’era chi diceva non fosse colpa né di Donati né di Foti…
Lombardo fa quello che deve fare un allenatore: mentalizzare la squadra in primis, darle forza, e poi adeguarsi al materiale umano e tecnico. Il tutto per rispettare le aspettative stagionali, rispettare e onorare il club e la maglia che rappresenta e rendere orgogliosi i tifosi. Bastava poco: dal tracollo di Carrara a -4 punti dai playoff. Una pazzia, un filotto clamoroso che ad oggi lo pone come miglior allenatore della storia della Sampdoria per media punti. Forse non ci aspetterà un bagno di passione come l’anno scorso, ma solo l’idea di affrontare il Monza venerdì con la consapevolezza di poter vincere e partire quasi da favoriti fa capire il lavoro straordinario che Attilio Lombardo ha svolto al servizio della Sampdoria. Il tutto, senza chiedere nulla a nessuno. Solo ed esclusivamente per Noi.
Senza l’impreparazione di Donati e la prepotente e inadeguata gestione Foti saremmo a parlare d’altro. Probabilmente parleremmo d’altro anche se Mancini non avesse fatto a gennaio una squadra da playoff, resa tale nei risultati e nelle prestazioni solo da Lombardo. 4 partite sono poche ormai, e resta l’inquietudine di un futuro con questa Società di improvvisati, cui Popeye ha salvato la faccia. Niente voli pindarici, però: chiudere l’anno, restare sul pezzo fino all’8 maggio. E poi, in assenza di un progetto o di una cessione, una sola soluzione: Attilio il nome, Lombardo il cognome, Popeye il nome d’arte.






