Per la prima volta dopo 29 partite, la Sampdoria torna a giocare con la difesa a 4 e appare più solida dietro, pur facendo sempre fatica in avanti. Basta poco per battere un Avellino nullo e fastidiosissimo: decidono una perla di Brunori e un gol di Palma. Ma nulla è stato fatto: per ora siamo salvi, ma il buio è dietro l’angolo. Lavorare – e tanto – durante la sosta.


Ci sembrava di impazzire tutti, quando quasi all’unanimità – creator, giornalisti, tifosi, opinionisti – chiedevamo di provare la difesa a 4 in una squadra che sembrava disegnata per giocare con un sistema di gioco del genere. Ci è voluto Attilio Lombardo, l’unico con le palle di provare a cambiare qualcosa dopo il tracollo di Carrara, per mettere in pratica un modulo che sembrava fantascienza in Sampdoria. Viti e Palma a 4? Ma scherzate? Questo ci veniva risposto dai predecessori di Attilio. Spoiler: Viti e Palma sono forti, dunque giocano ugualmente bene anche se non giocano braccetti. Di fianco Di Pardo, essendo intelligente e di ruolo terzino, non sfigura affatto, così come Giordano, cui vanno fatti i complimenti per l’abnegazione e l’impegno dopo mesi che era stato accantonato quasi completamente. Rispetto a Cicconi, lui sì che è più un quinto, ha dato solidità ed è sembrato sul pezzo come terzino sinistro. Tutti nei loro ruoli: nessun centrocampista adattato difensore, nessun’ala adattata a esterno o interno di centrocampo. E guarda un po’: 3 punti senza praticamente soffrire, tranne un po’ di vitello dopo il gol dell’Avellino.

La Sampdoria ha portato a casa una partita che era tutt’altro che semplice: l’Avellino menava forte, quasi di gusto a volte, arrivava da 3 vittorie di fila ed era bello organizzato e serrato dietro, in attesa di pungerci. Questo cambio modulo ha un po’ sconvolto i loro piani: loro che giocano sempre a 4 dietro hanno avuto un po’ di difficoltà a creare abituati a trovarsi sempre di fronte difese a 3 in tutte le uscite con Ballardini in panchina. E di nuovo, per questo, vanno fatti i complimenti ad Attilio Lombardo: un allenatore che non sarà un head coach di natura, ma che ha la competenza calcistica e la sensibilità per capire quando è il momento di cambiare. Attilio poi è stato bravo a tenere tutti sul pezzo: dopo la durissima e sacrosanta contestazione di Bogliasco sabato, c’erano tutti i presupposti perché la squadra si sciogliesse, terrorizzata dalle eventuali polemiche che si sarebbero scatenate dopo un altro eventuale pareggino o, ancor peggio, una sconfitta. Invece niente: i gruppi hanno ragione, bisogna dare di più e mettere le palle in campo. Attilio ha parlato, ha spiegato ai ragazzi e loro hanno capito (si spera definitivamente). E solo un Sampdoriano poteva capire e non subire quanto successo prima della partita.

Attilio poi è stato bravo a gettare nella mischia Pafundi. Sì, uno dei più contestati a Bogliasco, che comunque a Carrara da subentrato aveva preso una traversa e quasi pareggiato negli unici 10 minuti in cui la Sampdoria aveva provato a fare qualcosa. Meritava la titolarità dopo quanto fatto vedere mercoledì, forse da oggi è difficile immaginarselo negli undici di partenza della Sampdoria. Servirà un miracolo per tirar su, psicologicamente soprattutto, un ragazzo che ha camminato per il campo 45′ e dato l’impressione di essere l’unico completamente scollegato. Difficile capire se i toni severi nei suoi confronti abbiano influito, ma ha svolto la peggior prestazione da quando è alla Sampdoria. Anche qui, bravo Attilio a lanciarlo per vedere se avesse qualcosa da dimostrare in un match vitale. Ci ha messo poco a rendersi conto che non era sereno: dentro Cherubini che ha dato l’anima in una posizione ibrida (un po’ trequartista, un po’ ala) e ha restituito equilibrio alla linea offensiva blucerchiata.

Diversamente, gli altri hanno tutti offerto una prestazione di livello assoluto, simile a quella messa in campo col Venezia proprio la settimana scorsa: la difesa è stata perfetta con un Palma dominante e un Viti mai impreciso; a centrocampo Ricci è monumentale e vicino a lui Conti comincia sottotono il primo tempo e alza il livello nella ripresa, portandosi a casa una buonissima prestazione; Begić fa fatica, ma è spesso lasciato solo con il proprio estro e tra raddoppi e strappi casuali, non manca comunque di qualche buono spunto; Brunori davanti è insufficiente fino al gol, ma la sua perla è troppo pesante per far sì che sia bocciato: un attaccante deve segnare, lui lo fa (nonostante un contesto difensivo al massimo) e segna solo ed esclusivamente gol da 3 punti (Modena, Padova, Avellino). E Pierini? Un calciatore totale. Dà l’impressione, a tratti, di non aver nulla a che fare con la categoria, ancor meno coi compagni: difende, attacca, dribbla, prende falli intelligenti, sfiora il gol con una punizione spettacolare, crolla in terra in ginocchio al fischio finale. Di questo abbiamo bisogno, e forse ci siamo tutti resi conto di quanto ci sia mancata la sua presenza in campo in questo ultimo mese. Coda e Barak un po’ confusionari da subentranti, bene Henderson che ha catechizzato Cherubini come un allenatore prima che entrasse in campo e poi ha legnato bene nei 7 minuti più recupero nei quali è stato chiamato in causa. Anche il suo recupero, assieme a quelli di Abildgaard e Hadzikadunic, sarà vitale per la ripartenza dopo la sosta.

Nessuno si fida di questo gruppo. Mancano 6 partite alla fine, sembra folle, ma alterniamo troppe volte le lodi agli insulti. Dunque è presto per sapere se sono tornati quelli del trittico Modena, Palermo e Padova. Per carità, è sintomo di una tifoseria obiettiva e non ingrata, ma sarebbe carino non trovarsi di nuovo a lamentarsi di prestazioni indegne al rientro in campo dopo la sosta per le nazionali. Anche perché ci sarà l’Empoli a Marassi, altro scontro diretto contro una squadra in ripresa che non ha ancora perso dopo il cambio allenatore. Inutile dire che la prestazione di ieri contro l’Avellino è stata sufficiente, pur con ottime prestazioni individuali, ed è stata il minimo sindacale da aspettarsi per una squadra come la Sampdoria. Distrutta, vilipesa, stuprata, ma pur sempre la Sampdoria. E la Sampdoria non può partire battuta in casa contro l’Avellino. Stop. Però riflettiamo: al di là di ogni discorso sulla contestazione, che può certamente aver messo un po’ di pepe nel culo a un gruppo dal quale continuiamo a non sentirci rappresentati, avessimo fatto 4 punti tra Carrarese e Avellino ci saremmo lamentati? Ovviamente, avendone fatto zero con il Venezia come da pronostico. Le cose invece sono andate diversamente: contro ogni pronostico abbiamo preso un punto contro i lagunari primi in classifica e solo 3 nelle altre due. Forse nessuno si sarebbe lamentato, ma per fortuna il destino ha voluto così: quella tragica e indegna performance allo Stadio dei Marmi mercoledì ha fatto saltare un tappo che non sarebbe saltato (forse). A volte le cose succedono per un motivo.

Bene, solo Attilio Lombardo – senza ombra di dubbio solo lui – sarebbe riuscito a far mantenere la calma a questo gruppo di ragazzi. Perché Attilio Lombardo conosce la Sampdoria, conosce i Sampdoriani e sa benissimo interpretare l’umore del tifo, anche quando è molto nero. E solo Attilio Lombardo sarebbe riuscito a gestire in questo modo un momento così delicato. In questi momenti c’è bisogno dei Sampdoriani, quelli che capiscono le situazioni e sanno gestire modi, toni e momenti: Attilio Lombardo è un Sampdoriano e speriamo non venga in mente a nessuno della combriccola ai piani alti di cambiarlo per una soluzione delirante o un sostituto non alla sua altezza. Ci aspetta ora una sosta senza alcuni uomini chiave come Martinelli, Palma e Begić, tutti in Nazionale. Per fortuna Hadzikadunic non partirà con la sua Bosnia per restare a curarsi a Bogliasco, mentre Pafundi andrà via con l’Italia Under 20 e forse questa pausa forzata dalla Sampdoria gli servirà per riflettere sulla prestazione di ieri e qualche errore commesso. Perché in questo folle finale che ci aspetta, c’è bisogno di tutti sul pezzo.

Non esiste nulla all’orizzonte. Nulla che non si chiami Attilio Lombardo e un blocco unico intorno a lui. Solo così la Sampdoria riuscirà a salvarsi e ottenere un’indegno risultato (evitare la retrocessione in Serie C). Manca sempre meno alla fine, la tranquillità e l’accomodarsi non concetti sono minimamente accettabili dalle parti di Bogliasco. Dunque camminare, lavorare con la bava alla bocca per due settimane per vincere un altro scontro diretto a Pasquetta.

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