A Carrara va in scena la fotocopia del film dello scorso anno: una squadra inerme, debosciata e senza personalità contro un avversario modestissimo cui basta poco per battere meritatamente quel che resta della Sampdoria. La colpa, come sempre, è nostra, che dopo il Venezia ci eravamo illusi per l’ennesima volta. Ci salveremo? Forse sì, forse no. Ma la Sampdoria è un morto che cammina da giugno 2025.


Tutti ci aspettavamo una Sampdoria almeno non arrendevole, che poteva perdere certo (la Serie B è un letamaio dove chiunque può gioire, tranne noi), ma che almeno avrebbe mostrato lo stesso atteggiamento visto sabato sera col Venezia. Ci siamo ritrovati di fronte la Sampdoria di Sottil, la Sampdoria di Semplici, la Sampdoria di Donati, la Sampdoria di Foti, la Sampdoria di sempre. Quello che da più di un anno è la Sampdoria: un cadavere che cammina. Attilio Lombardo è solo, inerme, probabilmente arreso di fronte alla patata bollente che si è preso in mano per la seconda volta. Fa compassione l’immagine di un Sampdoriano di ferro, l’unico ad aver accettato la proposta di una Società vigliacca e omertosa, che va a tirar su Pierini inginocchiato al termine della gara. I calciatori sono già quasi tutti arresi, così sembra. Non riescono ad agganciarsi a nulla: né al pubblico, né all’avversario che fischia, né alla grinta dell’allenatore in panchina. Sono inermi, ectoplasmi atterriti dalla paura, atleti (?) che soccombono di fronte alla temibile Carrarese.

Basta un passetto più veloce di Zanon, un inserimento di Hasa, un contrasto di Imperiale per far crollare le certezze dei nostri eroi. La Sampdoria ieri è stata schierata male, probabilmente non è stato scelto l’assetto corretto in partenza, ma un’attitudine del genere in un match che vale la vita (per noi come per loro) è preoccupante. Perché, esattamente come lo scorso anno, significa che l’ambiente Sampdoria ha svuotato completamente anche quei 6-7 calciatori nuovi che sembravano aver riportato fiducia e concretezza solo un paio di mesi fa. Sembrano tutti terrorizzati: Cicconi, oltre ad aver sbagliato un gol clamoroso, sembra la controfigura di quello visto nelle prime uscite (un professionista, poi, non può patire così tanto il giocare contro la ex squadra); Di Pardo sta lentamente e inesorabilmente depaolizzandosi partita dopo partita; Viti e Palma fanno errori da dilettanti; Esposito è il migliore in campo ma è addirittura costretto a farsi espellere per sopperire alla totale mancanza di aiuto e di impeto intorno a lui; è come se, dopo qualche mese qui, i nuovi si accorgano di quanto putrido sia l’ambiente e che dunque smettano in qualche modo di lottare. Perché forse all’orizzonte non vedono nulla: un calciatore in prestito non vede una crescita possibile qui, uno con un diritto di riscatto sulla testa non vede la possibilità di un futuro sportivamente soddisfacente, uno arrivato qui a titolo definitivo magari può essersi già accorto del casino in cui si è infilato. Ma come detto già più volte, questa è una delle migliaia di motivazioni possibili per ciò che accade dentro la Sampdoria in questo momento. Difficile, in ogni caso, trovare una spiegazione logica a tutto questo.

Dopo aver fermato la capolista (sì, con un po’ di fortuna, ma la prestazione c’è stata), un dream team che fa a pezzi chiunque gli passi di fronte, dopo essere stati additati implicitamente come ladri dalla Società che andavi ad affrontare, dopo aver cambiato allenatore e aver la possibilità di smentire la maggior parte di noi, questa è la prestazione? Quale atleta non raccoglie un po’ di impeto dopo essere stato provocato due giorni prima, dopo aver dentro di sé la convinzione che se può pareggiare col Venezia allora può battere la Carrarese? È inspiegabile. Certo, Attilio ci avrà messo del suo schierando un modulo ultra-difensivo in un campo dove dovevi andartela a giocare a viso aperto visto il loro scarso periodo di forma e la loro pochezza tecnica (incomparabile alla nostra), ma la prestazione è stata indecente a dir poco. La stessa oscena e offensiva prestazione che vediamo da un anno e mezzo.

Limitandoci al campo: qualcosa deve cambiare. I calciatori non sono a loro agio in questo modulo e Lombardo deve provare a cambiare con il coraggio dei Sampdoriani. Perché persino Begić, tornando ai calciatori che hanno già smesso di lottare, gioca a 30 metri dalla porta senza mai la possibilità di essere lanciato in velocità. Anche il miglior giocatore della Sampdoria, ad oggi, è stanco in volto: dopo pochi mesi è già estenuato da questo ambiente, forse gioca in un ruolo che non gli si addice, e la sua espressione al cambio (forse troppo anticipato) la dice lunga. Esposito, per quanto sia stato il miglior blucerchiato prima dell’espulsione, è evidentemente poco a suo agio in questo centrocampo a due, così come sono poco a loro agio Soleri e Brunori, così come lo era Coda, a far solo ed esclusivamente sportellate davanti. Ci vuole il coraggio di cambiare proposta: parlare con i calciatori e capire cosa possa essere il meglio per loro. L’ultima spiaggia non è l’Avellino domenica, ma cambiare modulo potrebbe esserlo. Presentarsi con qualcosa di diverso, un’idea nuova, non immaginiamoci quale idea, potrebbe aiutare i ragazzi a togliersi da dosso movimenti che ripetono senza successo da mesi e mesi. Ma forse non ha più senso: perché ormai alla Sampdoria tutto si parla meno che di calcio da due anni. E forse la colpa più grande è la nostra, che continuiamo a parlare di soluzioni tattiche possibili quando tra Avellino, Südtirol, Carrarese, Mantova, Padova, Empoli, Bari, Entella e Spezia si sono portati a casa 13 punti su 45 disponibili. La Sampdoria, contro le dirette concorrenti, ha raccolto meno del 30% dei punti disponibili. È un ritmo da C sparata. E non consideriamo Reggiana e Pescara, che abbiamo battuto e che restano (forse per poco) le uniche sulla carta peggiori della Sampdoria.

Come se ne esce? Nessun Sampdoriano risponderebbe con una soluzione. Non se ne esce, probabilmente. Se ne esce con un miracolo: domenica troveremo un Avellino più incarognito che mai, che addirittura con le 3 vittorie consecutive messe in fila ultimamente vede la possibilità di entrare ai playoff essendo a un solo punto dal Cesena ottavo e a 3 punti dalla Juve Stabia settima. L’unica speranza si chiama Attilio Lombardo, e forse il ritrovamento psicologico di elementi di personalità, gli stessi che nei momenti difficili ci avevano portato punti: Brunori, Begić, Coda, Abildgaard, a tratti Henderson e magari, perché no, anche Pafundi. Ma anche qui, si parla come si parla quando si cerca di darsi speranza quando ormai si sa già che è finita. Dopo l’Avellino ci sarà la sosta: oggi la Sampdoria è virtualmente ai playout, a un punto dalla retrocessione diretta e a soli 2 punti dall’ultimo posto, un record che questa Società potrebbe decidere di raggiungere dopo la retrocessione impossibile dello scorso anno. È vitale per tutti non entrare in una pausa di 2 settimane già quasi condannati: perdere con l’Avellino significherebbe farla finita.

È il tempo più buio della storia: questo è quello che il destino ha riservato ai Sampdoriani. Tifosi per bene, stoici, gente che ha reso grandi i valori della Sampdoria. Gente che ha fatto solo del bene, che ha onorato lo sport e il tifo anche in momenti come gli ultimi 3 anni dove chiunque, preso dall’isteria, avrebbe compiuto gesti inconsulti come quello di rinunciare alla propria squadra del cuore. Eppure i Sampdoriani restano lì: nel freddo tagliente di Chiavari su ponteggi di ferro, in una curvetta da stadio dilettantistico a Carrara, sotto il sole cocente di un playout estivo nella Sud strabordante di fumi e colori. Ma il Dio del calcio non ne vuole sapere di ripagarli. Basterebbe poco: 2-3 risultati utili in B, questo è quello che vergognosamente oggi chiediamo e a cui ci hanno ridotto. Non ci resta che la speranza di risvegliarci un giorno e scoprire che è stato tutto un incubo, quella di alzarci domattina e scoprire che la Sampdoria non è più di Manfredi, Tey, Walker e loschi personaggi, forse solo quella di battere l’Avellino – chissà come – domenica.

La speranza rimarrà, i Sampdoriani non molleranno. Ma una cosa è certa: alla fine di quest’ennesimo affronto alla nostra storia, l’8 maggio (giorno di Reggiana-Sampdoria, ultima di campionato), qualcuno dovrà essere messo alle strette. Con domande, sommosse o manifestazioni. La maniera la sceglieremo, speriamo. Ma ci dovranno essere risposte: altrimenti, scappare e consegnare la Sampdoria a chi ne vuole il bene.

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