A Castellammare la Sampdoria si difende dal primo minuto con un’atteggiamento che va contro i valori del calcio. L’intoccabile Foti si salva grazie ad un casualissimo ed immeritato gol di Di Pardo, Mancini si definisce soddisfatto, la barca affonda e i ragazzi non danno la percezione di seguire il loro (non) allenatore.
Non esiste un solo motivo per cui Foti debba ancora essere lì
Ieri sembrava un po’ di essere tornati sui banchi di scuola. Il giorno prima non avevi studiato nulla, avevi passato tutto il pomeriggio a giocare a FIFA e ti presentavi a scuola sperando che la prof non ti chiamasse all’interrogazione. Ma il dito sul registro scorreva e chiamava proprio te. Ti sentivi morire: avresti fatto scena muta. Poi a decisione presa, un tuo compagno si offriva volontario – Prof, mi offro io – e la scampavi. A chi non è capitato? Ecco, ieri Salvatore Foti si è presentato impreparato, per di più volontariamente. Avrebbe meritato un sonoro 3 ed è stato graziato dal cielo. È stato Di Pardo, ben imbeccato da Cicconi appena entrato, a salvare il culo a Foti dall’ennesima sconfitta bruciante e desolante. Non c’è stato un solo minuto di partita dove la Sampdoria abbia tentato di giocare a pallone: dal primo minuto una difesa dello 0-0 tragicomica, come dovessimo evitare di prendere gol in un match di ritorno di una partita di Coppa. Una situazione surreale, paradossale, dove anche il linguaggio del corpo dei calciatori non sembrava suggerire un grande feeling con il non-allenatore che ormai soltanto la squalifica può fermare.
Sì, perché sembra che Salvatore Foti sia intoccabile: non si sa perché, ma anche dopo ieri, dopo gli errori da matita rossa (per tornare al paragone con la scuola) con il Mantova e dopo l’indegna prestazione contro il Bari, Foti è stato difeso a spada tratta dalla Società attraverso la figura di Andrea Mancini. Per quale motivo si dovrebbe parlare di punto prezioso, quando per miracolo non è arrivata la terza sconfitta consecutiva? Per quale motivo si va avanti con questa retorica del restare tutti uniti quando è evidente che il castello stia crollando? Ma soprattutto, Andrea, per quale oscuro motivo hai scelto Salvatore Foti per salvare la Sampdoria? Perché? Non esiste un solo universo in cui Salvatore Foti è ancora l’allenatore della Sampdoria. Tranne questo. Siamo capitati nel mondo parallelo in cui non bastano figure di merda a ripetizione per essere esonerati. La colpa di aver scelto un allenatore impreparato che ha causato solo danni e malumore alla Sampdoria rischia di oscurare tutto il lavoro ottimo fatto da Mancini in questi anni. Il paradosso? Non lo esonererà lui, tantomeno Fredberg: ci penserà la legge, quando martedì – si spera – il TFN squalificherà Salvatore Foti e dovrà, finalmente, abbandonare quel posto in panchina immeritatamente occupato.
Sperare nella squalifica: l’ennesimo paradosso
Siamo all’assurdo, il famoso Truman Show, le puntate di Black Mirror, il Sottosopra di Stranger Things: tutte cose che abbiamo usato per fare paragoni con la Sampdoria di oggi. Dobbiamo sperare che un allenatore venga squalificato per far sì che venga esonerato. Ma è normale questa cosa? La sensazione è che senza il deferimento, per dirla in maniera più ortodossa, Salvatore Foti sarebbe stato l’allenatore della Sampdoria fino alla fine dell’anno. Ed è vergognoso che alla Sampdoria ci sia spazio per gli amici, perché a questo punto trattasi di raccomandazione o presunta tale. Caro Andrea Mancini, lasciare Salvatore Foti come capo allenatore della Sampdoria dopo venerdì e dopo ieri è un affronto alla storia della Sampdoria. Ed è un affronto anche a te stesso, che Sampdoriano lo sei davvero. Ma non sarebbe stato meglio non parlare?
L’ennesima serata in cui non è possibile parlare di calcio: 0.37 di xG, 3 parate di Martinelli, 37% di possesso palla, 1 tiro in porta contro i 5 della Juve Stabia. Poveretti, chissà come si sentono a Castellammare ad aver pareggiato una partita del genere. Al di là del calcio giocato, che poi di calcio ieri non se n’è proprio giocato, è incredibile la passività con cui ormai affrontiamo le partite: al gol di Di Pardo c’è chi ha esultato istericamente, chi addirittura non l’ha fatto. Ci avete fatto arrivare a non godere più nemmeno di un pari acciuffato con i denti. Il massimo godimento del calcio, cioè strappare con le unghie (magari anche immeritatamente) un punto ai tuoi avversari, qui è diventato un motivo di vergogna. Perché non c’è niente alla base: qual è stata la motivazione del gol del pari? Nessuna, un cross casuale di una squadra disperata che aveva meritato di perdere per la terza volta consecutiva. L’atteggiamento è imbarazzante, non c’è una sovrapposizione pensata, una verticalizzazione, un’azione svolta con un pensiero di base, non c’è nulla. È un piattume unico, un assurdo ed incredibile anticalcio.
Il virus è tornato: i sintomi sono gli stessi
Chissà se il virus della retrocessione non è ancora stato debellato dall’organismo Sampdoria, ma se l’anno scorso le colpe erano da additare anche ai calciatori sul campo, svogliati e indegni nell’atteggiamento, quest’anno c’è la sensazione di vedere dei ragazzi che vorrebbero giocare e non possono farlo. Il body language dei ragazzi è clamorosamente esplicativo: non comunicano con la panchina, non sembrano seguire la guida tecnica, se parlano tra di loro lo fanno con gesti delle mani stizziti. È il linguaggio di una squadra che non segue e forse non vuole seguire il proprio allenatore. Ecco, il virus della retrocessione forse si è presentato con un ceppo diverso, proprio come i ceppi del raffreddore: ne esistono diversi, ognuno porta lo stesso esito. Stavolta forse è arrivato sottoforma di Salvatore Foti: un uomo che dopo aver decantato Sampdorianità non ha mai dimostrato un’intuizione o una scelta tattica logica, un allenatore che ormai è evidente ai più sia completamente impreparato e soprattutto un professionista che alla Sampdoria ha causato più danni che altro. In classifica, di fronte alla Federazione, in squadra, in campo… Foti sta distruggendo – con la complicità di Mancini e della Società – una macchina che sembrava perfetta per raggiungere l’obiettivo. Sarebbe da pensare che abbia portato persino il povero Gregucci (costretto a coprire e difendere i suoi deliri tattici) all’esasperazione, causandogli addirittura un problema di salute, ma non ci spingiamo fino a tanto.
La Sampdoria si salverà? Con Foti, certamente no. Dichiariamolo a chiare lettere: è in corso un gorgo da cui, con questa guida tecnica, non si può uscire. C’è la stessa sensazione di impotenza che avevamo dopo la disfatta di Chiavari con Donati. E in vista, tra 4 giorni, c’è il Frosinone che si sta giocando la promozione diretta. Così non si può andare avanti: ieri c’era di nuovo da ribaltare lo spogliatoio dopo una prestazione del genere e invece quel che abbiamo sentito dal nostro Direttore Sportivo sono state parole di soddisfazione. Un affronto alla nostra storia, alla nostra pazienza, alla nostra educazione e, soprattutto, un affronto che sa di gente che gioca sulla nostra pelle.
Che la giustizia faccia il suo corso martedì: Salvatore Foti non può fare l’allenatore di calcio, merita la squalifica per non aver rispettato il regolamento e merita di restare lontano dalla Sampdoria per incapacità ed impreparazione. E che nessuno in Sampdoria – visto che la sua figura appare intoccabile – si azzardi a concedergli una possibilità in smartworking, permettendogli di allenare lo stesso da squalificato. Magari con il povero Attilio Lombardo, una leggenda di questo club, costretto a metterci la faccia al posto suo come già fatto dal povero Angelo Gregucci. Guai a voi.
Ah, e a Frosinone per vincere. Proprio così: cazzi vostri. Basta farsela nelle braghe con chiunque. Siamo la Sampdoria.






