In vantaggio dopo un po’ di sofferenza, arriva la solita maledizione cui siamo immeritatamente costretti da anni e anni. Tre infortuni in una partita, di cui uno gravissimo, e la certezza quasi matematica di aver sbagliato il portiere. La Sampdoria cade a Marassi con la Juve Stabia come nel peggiore degli psicodrammi.


La Sampdoria gioca. Forse Corradi non si aspettava un inizio così arrembante della Juve Stabia, ben schierata da De Giorgio e molto propositiva negli ultimi 25 metri: il primo quarto di gara vede la Sampdoria schiacciata nella propria metà campo, ma giusto il tempo di accendere il motore a centrocampo ed ecco che la partita comincia a girare dalla nostra parte. È una Sampdoria più centrata e meno fluida rispetto a Bolzano e Cesena, ma comunque verticale e molto più organizzata in fase offensiva. Non è un caso infatti che una grande mano sia arrivata dal nuovo arrivato Makoumbou, già titolare e già al top della forma: il congolese è stato il migliore in campo ed ha giocato una partita a ritmi da massima serie. Con più collegamento con Sinani e prima Depaoli ed Esposito e poi Begić e Verschaeren, la Sampdoria ha trovato più trame offensive e più fantasia davanti. Il gol è una meraviglia: colpo di tacco di Makoumbou, imbucata splendida di Sinani e assist al bacio di Verschaeren per Tutino che si stacca bene e distrugge la porta col piattone. Un’azione pensata, provata, riuscita. L’azione di una squadra che ha interpreti che danno del tu al pallone e sanno vincere le partite con giocate individuali. C’è addirittura la palla del 2-0 sui piedi di Begić due minuti dopo, in pieno recupero. E questa è la parte buona di ciò che ci portiamo a casa da ieri.

Nella ripresa il succo non cambia: è la Sampdoria a fare la partita. Conduce, controlla, lascia solo qualche timido strappo alla Juve Stabia, la sensazione è che si debba solo chiudere. Ma gli avversari non danno l’impressione di poter pareggiare. Sinani ha la palla del 2-0, poi Makoumbou, poi qualche ultima scelta sbagliata di Begić, ma siamo ancora avanti. Come nella celebre frase di Aldo in Tre Uomini e Una Gamba: tutto bello, però come abbiamo fatto a perdere 2-1? Sì perché stiamo parlando di una Sampdoria non trascendentale ma nemmeno insufficiente: ricordiamoci che la Juve Stabia la scorsa settimana aveva fatto sudare il Palermo, stra-favorita alla vittoria del campionato, a casa loro e non meritando completamente di perdere. Ma stiamo parlando di una Sampdoria che ha perso, incredibilmente: la Juve Stabia pareggia su un calcio d’angolo dove Bellich (su una situazione sicuramente preparata) fa finta di stare sul secondo palo e poi taglia dentro a colpire di testa, ma esce una conclusione lentissima che Vindahl non legge bene; poi il colpo di grazia: lancio per il neo-entrato Di Nardo, passività totale di Cicconi che come a Cesena continua a mostrare di patire il ruolo di terzino puro, tiro debolissimo e vera papera di Vindahl. Di quelle che si vedono nelle compilation su YouTube. Il tiro dell’ex Pescara passa ridicolmente sotto i piedi del portiere danese che dimostra a tutta la tifoseria di non essere forse né pronto né adeguato per difendere i pali della Sampdoria.

Si parlava di preoccupazione dopo Cesena, dove di nuovo aveva rischiato di farci perdere con un’uscita scellerata a pochi secondi dalla fine; si parlava di incertezza ancor prima a Bolzano, dove si era diviso la colpa del gol del vantaggio della Cremonese con la difesa; si deve parlare oggi di portiere con gravi lacune. Con coraggio, senza girarci intorno. Dispiace, il feedback da Praga era dolceamaro, ma se su 5 gol subiti hai responsabilità su almeno 3, qualcosa non funziona. L’adattamento è stato completato: Vindahl sono 3 settimane che è in gruppo con i compagni, 3 settimane che si allena con gli stessi difensori davanti a lui, 3 settimane che – partita dopo partita – ha offerto prestazioni sempre più discutibili e preoccupanti. La ciliegina sul gol di Di Nardo è veramente di difficile digeribilità. Qualsiasi preparatore dei portieri andrebbe da Fredberg e Branco a dirgli con serenità che il ragazzo per ora non è a livello. Ma si sa: Vindahl è un acquisto di matrice Fredberghiana, parte della Fredberg Procedure, e dunque probabilmente c’è un’alta probabilità che a Palermo vedremo ancora lui.

Vindahl dimostra in toto la completa assenza di competenza calcistica da parte del nostro CEO Sports: chiama chi conosce, forse chi gli hanno consigliato, chi ha un procuratore che conosce. Ipotesi, eh. A volte va bene, come con Hadzikadunic l’anno scorso e speriamo con Verschaeren e Gartenmann quest’anno; ma il più delle volte va male: Coucke, Coubis, Ferri, Çuni, Narro. Vindahl è già un giocatore quasi irrecuperabile psicologicamente ed a livello di prestazione. È chiaro che il modus operandi di Fredberg sia deleterio, superficiale e assolutamente privo di logica. In una Società normale, dove non vige la regola dell’obbligo di inserimento di conoscenze personali (anche all’interno dello staff tecnico), Vindahl domani mattina riceverebbe la comunicazione che a Palermo non partirà titolare per far spazio a uno tra Krastev e Ghidotti. Il cortocircuito di cui si aveva paura (Vindahl poco in forma con necessità di dare la porta a un ragazzino o a un giocatore tutt’altro che convincente negli ultimi anni) si è compiuto: siamo di fronte ad un problema grave. E ad esser cattivi, bisognerebbe dire che nelle ultime 48 ore di calciomercato si dovrebbe pensare anche ad un altro portiere.

Il problema più grave, anche più della sconfitta (cosa cui tristemente siamo ormai abituati), rimane quello degli infortuni: è inammissibile per qualsiasi società sportiva avere 3 infortuni sul campo in 90 minuti. Muscolari, traumatici, di qualsiasi tipo. Prima Esposito, poi Depaoli, poi l’urlo di Viti che gela il Ferraris. Due problemi muscolari, una caviglia dolorante, il terrore di un crociato saltato. L’eventuale stop di 6-7 mesi di Mattia Viti sarebbe una notizia agghiacciante perché presupporrebbe la necessità di intervenire sul mercato ulteriormente per assenza del miglior centrale a disposizione: di Ravanelli non se ne sa più nulla ed è ancora ai box e Ferrari e Riccio, con tutto il rispetto per loro, non possono essere due alternative per puntare all’unico obiettivo possibile per la Sampdoria, che ieri era scritto a caratteri cubitali in Sud.

È evidente che qualcosa non funzioni. È impossibile dar colpe, perché significherebbe trarre conclusioni che non si possono trarre: il campo di Bogliasco è stato rifatto, gli staff medico e atletico sono diversi, persino il prato del Ferraris è nuovo. Ma la Sampdoria, ciclicamente, perde 4-5 giocatori all’anno per problemi lunghissimi, quasi sempre muscolari. Ormai forse non bisognerebbe più parlare di colpe e colpevoli, ma c’è davvero magari qualcosa che ha a che fare con la magia nera. Forse ce lo può spiegare Ariaudo, che in sinergia con Fredberg si è occupato di scegliere i responsabili di questo sfacelo: da luglio ad oggi Begic ha saltato la preparazione così come Insigne (che ha avuto una ricaduta e tardato il rientro di 2 settimane), Meijer appena arrivato ha avuto un problema che lo costringerà a stare fuori 2 mesi, Lauritsen idem e ci auguriamo il tempo sia inferiore, Abildgaard ha accusato un problema muscolare, Depaoli ha giocato a Cesena per motivi numerici anche se non doveva esserci (e ieri ha avuto una ricaduta). Adesso Esposito, Viti, e persino il giovane Diop è infortunato. Sfioriamo la doppia cifra, in 2 mesi di lavoro estivo. È normale? Si può fare calcio in questo modo? Chissà, magari tutto questo ha a che fare con la repentina chiusura delle comunicazioni riguardanti gli allenamenti giornalieri e le condizioni dei ragazzi di cui i tifosi dovrebbero essere informati.

Non si sa come, ma questa squadra deve essere finita, se non rinforzata ulteriormente. Scegliete voi il modo. A Palermo andremo senza Viti, Esposito, Depaoli (forse), Ravanelli, Meijer e Lauritsen (forse). E dovremo far punti, perché non si scherza più: l’obiettivo è solo uno. Serie A. Va realizzato, perché i Sampdoriani sono estenuati da pedine messe per amicizia, stagioni dove si contano gli effettivi disponibili e sconfitte con squadre di provincia che dovrebbero venire a Marassi ed essere distrutte anziché tornare a casa vittoriose.

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