6 buone guide consecutive, seppur con brividi e distrazioni, ci avevano forse fatto sperare che la Sampdoria potesse essere pilotata anche senza patente. Ma la potenza di un mezzo del genere non può essere alla lunga controllata da uno con il foglio rosa: la Sampdoria è una macchina sportiva con tutti gli optional comandata da chi non ha né licenza né preparazione per farlo. E l’incidente di Mantova lo prova: Foti si scava la fossa e butta via una partita impossibile da perdere.

Ma sì, dai, chi vuoi che mi becchi col foglio rosa. Vado solo a far la spesa. A questa rotonda passo prima io, sono un po’ di fretta. Boom. Ecco il tamponamento. Oltre ai danni, anche le conseguenze di aver guidato un mezzo senza patente. Quando si tira troppo la corda, alla lunga, l’inesperienza e l’impreparazione vengono fuori. Questa la Sampdoria di ieri a Mantova: di fronte a quasi 1000 Sampdoriani in trasferta, Foti decide di buttare nel cesso una partita già vinta, contro un avversario morto e sepolto, che qualsiasi allenatore sarebbe stato in grado di aggredire nella ripresa e ammazzare con il colpo di grazia. Sì, Foti. È giusto piantarla con questa ipocrisia del prendersela con Gregucci: a comandare tutto è Foti. A Bogliasco, in partita, nelle scelte tattiche e di formazione. L’allenatore della Sampdoria è Salvatore Foti e come tale deve essere chiamato. Anche se non ha il patentino per farlo. Dispiace, perché è l’unica scelta scellerata di Andrea Mancini, che ha condotto un mercato di riparazione ai limiti della perfezione, ma al quale non si può perdonare di aver affidato la Sampdoria a un allenatore che nemmeno lo è e alla quale degli allenatori veri – Gregucci e Lombardo – devono sottostare. Il sottosopra blucerchiato, facendo un paragone con Stranger Things, amatissima serie tv terminata da poche settimane.

Un primo tempo in totale controllo: la Sampdoria è talmente superiore al Mantova che bastano due scambi a liberare Begic per far andare completamente nel pallone la difesa biancorossa. Nel primo lo sloveno segna con un delizioso tocco di punta servito da Brunori, nel secondo si prende un rigore poi giustamente annullato dal VAR per tocco di mano plateale di Henderson poco prima. È di nuovo Brunori a sfiorare il 2-0 con un bel colpo di testa che costringe Bardi al miracolo. La Sampdoria chiude la prima frazione di gara con la consapevolezza di essere nettamente più forte e, soprattutto, facendo vedere di esser pronta a cogliere la necessità del Mantova di spingersi avanti nella ripresa e punirlo come doveva essere fatto. Nulla di tutto ciò è accaduto: la masterclass tattica di Foti ha avuto la meglio e la Sampdoria ha addirittura perso.

A un certo punto, improvvisamente, appare sul tabellone dei cambi il numero 23: Depaoli. Fuori Cherubini per lui, che rientrava dopo un mese in campo. Nessuno contesta l’uscita del numero 10, uno dei pochi appannati della Samp nel primo tempo, ma il totale nonsense del sostituto. Depaoli, fuori da un mese, fuori condizione, fuori dal suo ruolo, è entrato a fare il trequartista sinistro. Ripetiamolo ancora: Foti ha messo Depaoli al posto di Cherubini. Con Pafundi, Barak e Soleri a disposizione. La motivazione di Gregucci, poveretto, costretto a spiegare le folli scelte del suo capo che non ha i titoli per esserlo, è stata che serviva un calciatore con più gamba. La famosa gamba di Depaoli, un giocatore talmente dannoso e isterico che per quanto dimostrato da un anno e mezzo a questa parte dovrebbe essere l’ultimo che viene in mente quando si parla di gamba. Incapace di saltare l’uomo, falloso, casinista, poco intelligente calcisticamente. Depaoli ha mandato nel pallone tutta la Sampdoria. E di questo non possiamo fare una colpa al ragazzo: è scarso e inadeguato al contesto Sampdoria, per carità. Ma Foti, che dispone del libero arbitrio sulle sue scelte, decide di lanciarlo dentro e di distruggere la partita. Ah, e Depaoli, non partisse dalla panchina, sarebbe il capitano della Sampdoria. Tanto per tornare al sottosopra blucerchiato, dove chi non ha i titoli per occupare posti lo fa comunque.

Depaoli in 40 minuti di partita fa due falli di un’imbecillità unica, ostacola Bragantini sul gol del pari con una passività degna di un vero leader e la Sampdoria cade. Crolla il castello di carte. Non credo sia mai esistito un momento della storia di questo club in cui all’unanimità i tifosi mal sopportino così tanto un calciatore della loro squadra. E aspettiamoci da Foti la titolarità a breve, magari già col Bari, visto che a Mantova è entrato con una gamba da far invidia a Michelle Pfeiffer. La masterclass dell’ex allievo di Giampaolo e Mourinho (chissà se vedessero cosa combina…) continua quando in contemporanea vengono levati i due migliori in campo del momento: Brunori e Begic, dopo l’1-1 fanno spazio rispettivamente a Soleri e Barak. I due calciatori più lenti della rosa. Quelli che metti quando stai vincendo e hai bisogno di rifiatare gli ultimi 15 minuti di partita. Peccato che mancassero 24 minuti più recupero e in panchina, a chiedersi probabilmente cosa hanno fatto di male per esser finiti in questa situazione, sedevano Pafundi e Coda.

Foti ha voluto pareggiare. E alla fine ha perso. Perché chi si caga sotto, nel calcio, perde quasi sempre. Difendersi è lecito e ce lo insegnano tanti allenatori, farlo bene e saggiamente è un principio del calcio, cagarsi addosso significa attirare gli avversari e far sentire la paura. E il Mantova ha fiutato subito la confusione: Modesto, nomen omen (con tutto il rispetto), dà una lezione di lettura delle partite a Foti. Uno che ha allenato sempre in C tranne una parentesi a Crotone nel 2021-22. Che tristezza. Che pochezza. E badate bene, quando c’è stato da fare i complimenti a Foti, è stato fatto: per il match a Modena, giocato in modo spregiudicato e senza paura, per la grande partita col Palermo, per l’ottima gestione della gara col Padova. Ma ieri l’abbiamo capito: la squadra è forte, forse troppo forte per essere gestita da Salvatore Foti. E i punti sono arrivati probabilmente per l’enorme qualità che giocatori come Viti, Di Pardo, Cicconi, Begic e Brunori hanno messo sul campo.

Ma Foti è lo stesso che a Padova sullo 0-1, partita molto simile a ieri, in totale controllo, decide di sconvolgere tutto inserendo Benedetti e Cherubini e togliendo Pafundi e Conti; è lo stesso cui si devono additare (insieme ad un grave torto arbitrale) molte delle colpe del pari col Palermo, altra partita in totale controllo pareggiata per lo scellerato inserimento di Barak come centrocampista di contenimento; è lo stesso che ha avuto il terrore di affrontare Entella e Spezia in casa, salvandosi grazie a due prodezze di Cherubini e Ricci; è lo stesso che ha perso ad Avellino; è lo stesso che ha fatto fare la mezzala e il quinto a Cherubini; Foti, forse, molto semplicemente, non è in grado di allenare la Sampdoria. Sarà troppo tifoso – così dice lui – o semplicemente inadeguato. Ma probabilmente non può essere l’allenatore della Sampdoria. Perché certi errori, perdipiù reiterati, alla Sampdoria non possono essere ammessi.

Subentrano poi due fatti che vanno evidenziati. Il primo riguarda di nuovo Depaoli: quale allenatore, sapendo della considerazione che la piazza ha nei confronti del ragazzo, sceglie di metterlo ancor più in difficoltà rilanciandolo subito (cosa che nessun tifoso si sarebbe augurato) in un ruolo non suo, esponendolo a un livello di critiche che rischia di raggiungere l’insopportabile? E poi un’altra questione: quale Società continua a dare fiducia a un tesserato che non ha svolto correttamente i propri obblighi, sapendo benissimo di essere in una posizione particolare e facendosi comunque pinzare dalla Procura Federale? Foti sapeva già dal principio in che situazione fosse, eppure dopo 2 giorni anche le pietre del selciato di Bogliasco sapevano che era lui a condurre gli allenamenti, si è fatto cacciare 3 volte durante le partite, ha avuto atteggiamenti non consoni a quelli di un secondo allenatore, e di fatto ha messo in totale difficoltà la Sampdoria come Società. Che dovrà, per colpa sua, scontare – se la squalifica verrà confermata – un deferimento per due dirigenti (Manfredi e Fredberg), delle ammende, e la pena di altro fango gettato su questa gloriosa Società. Foti per la Sampdoria è stato più un danno che altro.

E adesso arriva il Bari: una sfida da brividi, che se si mette male ci ricaccia nell’incubo da cui Foti non è ancora riuscito a tirarci fuori, nonostante un mercato perfetto fatto con sue indicazioni e qualche risultatino qua e là. Bisogna esser severi: la Sampdoria rischia di soffrire fino alla fine con una squadra da primi 4-5 posti della classifica e questo non è normale.

A Foti è stato messo a disposizione ciò che nessuno ha avuto mai in questi anni: né Pirlo, né Sottil, Semplici ed Evani, tantomeno il povero Donati. Foti con il foglio rosa è una situazione troppo precaria: è l’ennesimo caso di sottosopra. Una squadra fortissima, completa, costruita bene, in mano a una guida tecnica probabilmente impreparata. Resta la speranza che si smetta una volta per tutte con la paura – qualità che ti porta in Serie C sparato – e ci si desbelini rendendosi conto di essere dei privilegiati che hanno la possibilità, di nascosto, di poter allenare la Sampdoria. Decantando Sampdorianità, per altro.

In attesa di venerdì, ci aspetta una settimana amarissima. Con la consapevolezza che, guidata con la patente, questa splendida supercar blucerchiata avrebbe potuto già staccarsi dalla coda della gara e avvicinarsi a qualcosa di più grande e proibito.

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