Dopo la striminzita e fortunosa vittoria contro lo Spezia, la Sampdoria sfata finalmente il tabù trasferta dopo un anno e tre mesi. Un tempo lunghissimo, lo stesso tempo in cui un bambino impara a stare in piedi, a pronunciare le prime parole e a riconoscere i volti: ieri la Sampdoria è tornata a riconoscere se stessa. E i Sampdoriani l’hanno accompagnata, indomiti, verso un risultato che può cambiare una stagione.

Due prodezze balistiche, due boati clamorosi, due volte è crollata la Gradinata Sud in trasferta al Braglia di Modena. La Sampdoria, elegantissima e vestita di bianco, ha espugnato in maniera eroica uno dei campi più ostici della Serie B e conquistato i primi tre punti in trasferta dopo 475 giorni (playout esclusi). Quattrocentosettantacinque. Un anno e tre mesi. Il tempo in cui un uccello migratore parte, torna, riparte e torna di nuovo; il tempo in cui un bosco attraversa due autunni, un inverno intero, una primavera e un’estate; il tempo di una gravidanza e tre mesi di vita. Da Sottil a Sottil: alla Samp, all’epoca, in quel 3-5 a Cesena, c’era proprio il Mister che ieri sedeva sulla panchina del Modena. Il fato ha voluto che tornassimo a vincere fuori da Genova proprio contro di lui dopo un’astinenza che sembrava ormai essere diventata una maledizione e un record imbattibile. Ma come tutti i cicli, anche questo era destinato a finire. La legge dei grandi numeri colpisce: ieri a battere il martelletto sono stati Matteo Brunori e Tjaš Begić con due gol da prima pagina.

Sembrava il solito primo tempo appannato, pur con una squadra schierata in maniera assennata e con un brillante Pierini in più, quello della Samp: Martinelli si è dovuto superare 3 volte anche ieri nei primi 45′ e sicuramente il Modena non avrebbe rubato nulla se avesse chiuso in vantaggio la prima frazione di gara. Ma qualcosa nell’aria si percepiva: sarà che finalmente abbiamo visto in campo quello che probabilmente diventerà l’undici tipo da qui in avanti, sarà che la trasformazione della squadra ad opera di Mancini ci ha reso un minimo più fiduciosi, saranno stati i 3000 Sampdoriani al seguito, ma abbiamo tutti avuto una sensazione che mancava da tempo. Quella di avere di fronte ai nostri occhi la Sampdoria. E non è poco.

Ieri tutti sembravano lottare per qualcosa di più grande di loro: che vogliamo farci, stiamo solo parlando di un Modena-Sampdoria che ci ha fatto fare un enorme passo in più verso la salvezza, ma quando si assiste ad una giornata del genere bisogna godere. Godere di questa bellezza chiamata Unione Calcio Sampdoria. Ieri la Sampdoria era viva, era sul pezzo, soffriva il Modena come era giusto fosse, ma con la consapevolezza di poter pungere. E questo non è mai avvenuto da gennaio in avanti, forse non è mai avvenuto con Foti alla guida: Avellino, Entella, Catanzaro, Spezia, ogni volta era la stessa sensazione di delusione mista a preoccupazione e sdegno. Ieri era diverso: la Sampdoria vibrava all’unisono con i 3000 del Braglia, un muro di bandiere e colori che sembrava un dipinto rinascimentale.

La Sampdoria ha subito per larghi tratti, ma tra subire passivamente come a Catanzaro, subire volutamente come sabato scorso con lo Spezia e subire attivamente come ieri ce ne passa. È difficile trovare, nonostante sul piano statistico e del dominio territoriale sia stato il Modena a fare la partita, un calciatore della Sampdoria insufficiente: Martinelli guida la difesa come un veterano e fa di nuovo 3 interventi chiave, Abildgaard eredita la fascia e fa ogni tipo di intervento in difesa, così come Hadzikadunic, Viti al rientro dall’infortunio fa capire di non centrare nulla con questa categoria: una prestazione monumentale per solidità e pulizia con il piede. Ricci in mezzo al campo guida la Sampdoria con intelligenza e non sbaglia nulla, così come Conti: entrambi arrivano a coprire tutto il centrocampo con la testa là dove le loro caratteristiche fisiche non glielo permettono. Cicconi e Di Pardo sulle fasce sono ordinati, puliti, si associano, difendono e sembra che siano alla Sampdoria da anni. Davanti Cherubini si sbatte anche se potrebbe far meglio, Pierini viene buttato nella mischia e prende falli, porta palla, si danna l’anima. Brunori si picchia e fa un gol da stropicciarsi gli occhi. Nessuno ieri merita un giudizio negativo, nessuno. Per non parlare dei subentranti, dei quali forse il solo Barak è apparso un po’ spaesato e fuori fase.

Invocavamo da mesi un principio di gioco: non il calcio champagne, ma un principio. Ieri la Sampdoria ha vinto in contropiede. Viva il calcio, finalmente Foti ci ha fatto vedere che impostare la squadra con un principio definito porta effettivamente a fare risultato. Unita a un’intensità di gruppo e una voglia che non sono mai mancati, la preparazione tattica di ieri ha permesso alla Sampdoria di controbattere con armi importanti alla pericolosità del Modena. E questa volta non possiamo aggrapparci all’aver vinto per due prodezze, come fatto con lo Spezia: abbiamo vinto perché abbiamo dimostrato un’identità di gioco e una voglia di vincere fuori dalla logica. La bava alla bocca, si direbbe. E non abbiamo mollato anche quando abbiamo immeritatamente subito il pari: la solita Sampdoria di sempre si sarebbe sciolta come neve al sole, invece siamo stati bravi ad approfittare e ripartire subito per provare con coraggio a portare a casa bottino pieno. E farlo in trasferta dopo un anno e tre mesi, a Modena, in un contesto così, può davvero cambiare una stagione.

Alla Sampdoria oggi si intravedono equilibri: c’è una linea a 3 disegnata che diventa difficile immaginarsi diversa (e nelle rotazioni rientrerà ovviamente anche Palma, ieri squalificato), ci sono due esterni di ruolo e di rendimento, c’è un Ricci che sta sostituendo egregiamente Esposito e ci sono Henderson e Conti che sono ormai due certezze. Davanti finalmente i ruoli sono definiti: Pierini è più forte, giocherà. Pafundi e Cherubini si alterneranno, così come Brunori e Coda come centravanti. Ma la squadra ha finalmente un’ossatura e delle gerarchie. Così come i subentranti Begic, Soleri, Barak: oggi sono risorse preziosissime dalla panchina, importanti alla pari di chi parte titolare. E questo equilibrio gerarchico e di profondità e merito di un magistrale calciomercato di riparazione condotto da Andrea Mancini con l’assenso (dire collaborazione forse è un po’ troppo generoso) di Jesper Fredberg.

Ci sono delle immagini di ieri che non possono essere casualità: c’è un frame di un secondo prima del gol di Begic che mostra 8 giocatori della Sampdoria nell’ultimo terzo o nell’area del Modena; c’è Abildgaard che appena vede la palla dell’1-2 insaccarsi si gira ed esulta guardando il cielo, c’è lo stesso Tjaš Begić che bacia la maglia della Sampdoria dopo aver giocato 4 partite e segnato un gol e c’è Attilio Lombardo che indica sempre le nuvole dopo il fischio finale. Tutto questo non può che voler dire tre cose: in primis, alla Sampdoria c’è un santo gruppo che sta lavorando bene e sta bene insieme; poi, che ieri questa squadra ha voluto vincere (finalmente!); in ultimo, che la magia della Sampdoria porta a fare cose fuori dalla normalità. La Sampdoria è una follia.

Non si sa se la Sampdoria sia tornata. Siamo caduti troppe volte in questi anni per poterci dire tranquilli. Ma sicuramente, ieri a Modena in campo c’era la Sampdoria. La Sampdoria che siamo sempre stati abituati a vedere, la Sampdoria che traduce in campo i valori delle nostre famiglie e dei Sampdoriani: ambizione, sacrificio, passione. Ed è bello dire: ieri abbiamo visto la Sampdoria. Onore a noi. Che viva l’Unione Calcio Sampdoria.

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