Si legge tanto, si analizza poco: leggendo e prendendo in mano il bilancio della Sampdoria (l’ultimo disponibile, datato dicembre 2024), vediamo che Blucerchiati S.p.A – la società che controlla il club – non riuscirebbe a stare in piedi da sola senza il sostegno esterno di Tey. Ma allo stesso tempo, emerge una verità: senza cessione si va a fondo.

L’apporto economico di Tey non è mai mancato fino a giugno scorso (si leggono nel bilancio più di 50 milioni immessi nel club), momento della salvezza della Sampdoria, avvenuta in modo rocambolesco ed immeritato, vista la retrocessione avvenuta sul campo. Ma Cellino ci ha messo del suo e noi non possiamo farci nulla. I debiti verso i creditori sono stati ripagati quasi in toto, l’ultima rata era proprio ad ottobre 2025, tra pochissimo, e contemporaneamente è stato creato patrimonio per quanto riguarda le strutture, lasciate marcire e interrotte a metà dalla precedente proprietà. Il centro di Bogliasco è completamente nuovo, così come la nuova sede ufficiale del club e lo stadio Riccardo Garrone, campo della Primavera blucerchiata (che condividerà con il Bogliasco, club di Eccellenza), è stato riqualificato e rinnovato. Questi sono fatti innegabili e importanti, operazioni concluse dalla proprietà alla quale si aggiungono, purtroppo le folli spese fatte per mano di Accardi lo scorso anno (presumibilmente gli altri 50 milioni che formano, insieme agli altri di cui si legge a bilancio, i famosi 100 milioni messi nella Samp decantati da Manfredi), risultate in un nulla di fatto: una squadra mal costruita, per cui sono stati spesi una marea di soldi, finita sparata in Serie C. Un investimento completamente sbagliato, dove tutti sono colpevoli: Tey, che ha delegato Manfredi, incompetente in materia di calcio, che a sua volta ha delegato completamente la parte sportiva ad Accardi. La fine la conosciamo tutti.

Improvvisamente, tutto chiuso. Non si sa perché, ma un motivo c’è. Si possono fare delle ipotesi, ma ci arriveremo. A garantire la sopravvivenza del club è la Blucerchiati S.p.A., a sua volta dentro Kickoff Ventures (holding lussemburghese tramite il quale Tey controlla la Sampdoria con il 58% delle quote) che nel 2025 ha già trasferito oltre 34 milioni di euro alla Sampdoria per pagare i debiti e coprire le spese correnti. Senza questi soldi la società non sarebbe riuscita a onorare i propri impegni ed è scritto nero su bianco nel bilancio. È un po’ come se una persona vivesse ogni mese con un bonifico dei genitori: finché mamma o papà mettono mano al portafogli, le bollette e la spesa si pagano. Ma da sola non ce la fa.

Ufficialmente, i revisori dei conti dichiarano che la Sampdoria può continuare ad operare perché ci sono impegni scritti da parte della proprietà e della controllante a versare denaro. Ma la verità è che la continuità dipende interamente dalla volontà del socio di continuare a investire. E Tey sta versando sempre meno. Finiti gli oneri (debiti, creditori, ecc.) ha chiuso tutto: investimenti sul mercato, settore giovanile con saracinesca abbassata, Women costrette a ripartire dall’Eccellenza. La Sampdoria è tenuta in vita a forza di bonifici: così non si può andare avanti. Né finanziariamente, né sportivamente. Galleggiare non fa bene a nessuno (e si vede sul campo) e forse ormai lo strano e oscuro Joseph Tey Wei Jin, di cui nulla si sa neanche a Singapore (strano, visto che almeno da quelle parti dovrebbe essere conosciuto), ha tirato i remi in barca. L’azzardo fatto lo scorso anno costruendo un illusorio dream team si è rivelato un buco nell’acqua e, forse, soldi non ce ne sono più. Bruciati, persi, inutile mettercene ancora. Ma se non si investe, non si migliora sul campo, e con la Serie C – guai a pensarlo, nonostante il campo – aumentano le probabilità di un crack societario, le quali conseguenze sono facilmente immaginabili.

Al 31/12/2024 Blucerchiati era patrimonialmente solida e liquida nel breve termine, ma economicamente vulnerabile: la perdita era causata dagli alti oneri finanziari legati a obbligazioni convertibili e dalla dipendenza dal valore della partecipata U.C. Sampdoria. Il futuro dipende essenzialmente da tre fattori: andamento sportivo/economico (e sappiamo che non si potrà contare su questo fatto), capacità di ridurre il costo del debito (o di convertirlo/rinegoziarlo) e volontà del socio di continuare a finanziare la società. Se anche solo una di queste tre condizioni dovesse verificarsi, il rischio di fallimento diventa abbastanza alto. E sappiamo che sportivamente non possiamo contare sulla Serie A, a meno di miracoli, neanche quest’anno; i debiti continuano ad aumentare vista la mancanza di patrimonio sportivo e risultati; e Tey sta versando sempre meno soldi. Allarmarsi è corretto e giusto, ma è presto per gridare alla bancarotta. Se il 2024 si è chiuso con una perdita importante, e i ricavi base di un club di Serie B, pur con un numero di tifosi altissimo al seguito – biglietti, abbonamenti, sponsor, diritti TV, compravendita dei giocatori – non sono sufficienti a coprire i costi, in particolare quelli legati agli stipendi e alla gestione sportiva, come si può pensare che la Samp, da sola, possa generare utili per riequilibrare la situazione?

Sul web e sui giornali c’è chi parla di stato pre-fallimentare. Non è del tutto corretto: la Sampdoria non è formalmente in una condizione pre-fallimentare oggi, ma è strutturalmente insolvente senza il supporto della controllante e del socio. Questo la colloca in una fascia di rischio crisi elevato, parlando in termini economici: se il flusso di finanziamenti venisse meno, la situazione degenererebbe molto rapidamente verso uno scenario pre-fallimentare vero e proprio.

insolvènte agg. [comp. di «in-» e «solvente», come sinon. di «solvibile» «che è in grado di pagare i propri debiti»]. – Che non è nella condizione di soddisfare, o che non soddisfa, le proprie obbligazioni.

La Sampdoria non investe nella squadra non perché manchino i soldi, ma perché i soldi finiscono tutti a coprire i buchi del passato o debiti generati dalla stessa proprietà in questi due anni. Il socio di maggioranza oggi sembra più interessato a evitare il fallimento immediato che a costruire una Sampdoria competitiva. È una scelta difensiva, che salva la società sul piano legale, ma la condanna a rischiare sul campo. Qui non siamo alla precedente proprietà, ovvero truffatori di professione senza una lira, qui i soldi ci sono. Ma si è finiti in un serpente che si morde la coda: il mix di incompetenza sportiva unito alle enormi voragini da coprire non ha generato nulla, se non altri crateri ancora più grandi. E non se ne esce più. Lo sarebbe per qualunque investitore in un contesto simile a quello della Sampdoria, anche il più benestante dei magnati. Riassumiamo? Era obbligatoria la Serie A lo scorso anno, ora i soldi destinati all’operazione Sampdoria non sono più disponibili nei business plan di Tey, anche se ci sono. Il misterioso e sconosciuto singaporiano considerava la Sampdoria un’operazione di business e niente più.

Tey, Manfredi e la compagnia ora hanno due strade di fronte: vendere o fallire. Diciamocelo chiaro. Al di là delle improbabili promesse scritte (investimenti a gennaio, Serie A entro il 2028 ecc.) con l’intelligenza artificiale sul comunicato firmato dal de facto proprietario della Sampdoria, non ci saranno mai le condizioni per poter investire senza ripianare. Vendere oggi significherebbe incassare poco ma fermare le perdite, che aumenteranno ancora e ancora andando avanti così; vendere domani rilanciando il club renderebbe certamente di più, ma richiederebbe mettere soldi nuovi e veri e rischiare di andare ancora più a fondo, perdendo più patrimonio di quanto se ne stia disperdendo già ora, così (un’altra operazione dream team simil-Accardi non è sostenibile); fallire sarebbe un disastro totale anche per la proprietà, senza nessun ritorno economico anche minimo e una reputazione, specie per Manfredi, finanziariamente pessima in futuro.

Ma quanto costa la Sampdoria? Il bilancio della Sampdoria mostra un patrimonio netto negativo di circa –25,6 milioni di euro. Dunque, in termini contabili, la Sampdoria costa meno di zero. Nessun compratore pagherebbe una Società con più debiti che attivi. Club di Serie B italiani in crisi si sono venduti in passato per cifre tra i 5 e i 10 milioni di euro, spesso simboliche, con l’acquirente che si accollava i debiti. Per club storici, con grande tifoseria e marchio forte (come la Samp), si può ipotizzare una forchetta più alta: 20–40 milioni come ticket d’ingresso per il brand, più i debiti. La soluzione più intelligente sarebbe, per Tey e soci, ammettere le proprie incapacità e cedere a zero, dando carta bianca al nuovo compratore, che così si accollerebbe i debiti e basta. Un po’ come fece Urbano Cairo ai tempi del quasi fallimento del Torino (per carità: altri tempi, altri mercati, altri soldi). Ma è difficile pensare che questa gente non pretenda che vengano valutate nell’eventuale operazione di vendita le poche cose positive fatte, come il rifacimento di Bogliasco ecc. oltre i 40 (al 2024, dunque è probabile saranno almeno raddoppiati nel 2025) milioni di debiti da accollarsi.

Dunque concludiamo. Il bilancio lo dice senza mezzi termini: patrimonio negativo, perdite pesanti, debiti, ricavi della Serie B che non coprono nemmeno i costi minimi. Ogni euro che entra non serve a costruire, ma solo a tappare buchi del passato. E così il campo resta povero di idee e di qualità, mentre i soldi finiscono solo in stipendi, debiti e altri costi obbligati. Continuare così non conviene più a nessuno. Non a Tey, che brucia milioni senza prospettiva. Non al club, che sopravvive, ma non può crescere. E non ai tifosi, costretti a guardare da un anno e mezzo una figlia, una fidanzata, una moglie che mangia poco, ha continui acciacchi e piange tutte le sere mentre non sa se arriverà alla settimana dopo.

La verità è semplice: l’unica via d’uscita è vendere. Cedere la Samp a chi abbia la forza, la volontà e un progetto sportivo serio. Non importa se il prezzo non sarà quello sognato da Voi, Proprietà dell’U.C. Sampdoria: meglio un nuovo inizio, anche doloroso per le vostre tasche, che l’agonia infinita di un club storico ridotto a sopravvivere.

La Sampdoria non merita di fallire, non deve fallire. Categoricamente. E non merita di galleggiare nel limbo. La Sampdoria merita un futuro, i Sampsdoriani meritano un po’ di pace. E quel futuro, ormai, può nascere solo da una cessione e non da Voi. OrganizzateVi in fretta: prima accettate il fatto di aver perso soldi che non potrete mai più recuperare, o sarete ricordati come quelli che hanno staccato la spina di quella splendida Principessa che è da troppo tempo attaccata al respiratore e per la quale c’è bisogno di una cura milionaria. Che va trovata, senza altre opzioni.

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